Pensione anticipata, isopensione a rischio dal 2027 per l’effetto combinato di nuove regole e speranza di vita

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’isopensione, lo strumento che consente alle aziende con più di quindici dipendenti di accompagnare alla pensione in anticipo i lavoratori prossimi al traguardo previdenziale, sostenendo l’onere economico dell’operazione, sta per entrare in una fase di profonda trasformazione. Introdotta nel 2013 con l’obiettivo di gestire esuberi e riorganizzazioni senza traumi sociali, questa misura permette oggi un esodo massimo di sette anni rispetto alla maturità dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata. Dal primo gennaio 2027, tuttavia, il meccanismo operativo dell’istituto incontrerà limiti stringenti, destinati a ridisegnarne radicalmente l’applicabilità.

A pesare sulla stretta imminente sono due fattori determinanti, il primo dei quali riguarda la durata dell’anticipo concessa. Per i piani di esodo che prenderanno avvio dal 2027, il periodo massimo di copertura offerto dall’isopensione scenderà da sette a quattro anni. Una riduzione, questa, che da sola restringe il campo d’azione dello strumento, rendendolo praticabile solo per lavoratori molto vicini alla pensione. Parallelamente, e si tratta dell’elemento di maggiore criticità, tornerà a operare a pieno regime l’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita, un meccanismo che era stato parzialmente disinnescato negli anni passati.

La variabile demografica che blocca l’esodo

La legge di bilancio per il 2026 ha stabilito un incremento dei requisiti anagrafici, che porterà l’età per la pensione di vecchiaia a sessantasette anni e un mese dal prossimo anno e a sessantasette anni e tre mesi dal 2028, con effetti a catena anche sulla pensione anticipata ordinaria. L’Istituto nazionale della previdenza sociale, con un messaggio dello scorso febbraio, ha già fornito chiarimenti in merito, spiegando che non potrà più autorizzare piani di incentivazione all’esodo laddove, per effetto di questi adeguamenti alla speranza di vita, la data di maturazione del diritto alla pensione slitti oltre il termine massimo di erogazione dell’indennità.

Il nodo cruciale è tutto qui: se un’azienda intende accompagnare un lavoratore con un isopensione che copre, ad esempio, i prossimi quattro anni, ma le nuove tabelle basate sulle proiezioni demografiche dell’Istat spostano in avanti il suo pensionamento effettivo oltre tale finestra temporale, l’operazione viene meno. In questi casi, l’Inps sarà costretta a rigettare le domande, comunicando il diniego sia al datore di lavoro sia al dipendente interessato, che si vedrebbe così privato della copertura economica e contributiva garantita dallo scivolo.

Il rischio concreto per aziende e lavoratori

Le conseguenze di questa impasse normativa si riversano direttamente sulla pianificazione delle imprese e sulla serenità dei dipendenti coinvolti in processi di ristrutturazione. Le proiezioni attuali indicano incrementi futuri della speranza di vita che potrebbero portare a ulteriori ritardi, quantificabili in alcuni mesi distribuiti tra il 2029 e il 2033. Sebbene queste variazioni non siano ancora state ufficializzate con decreto ministeriale, l’istituto di previdenza ha già annunciato che le utilizzerà in via prudenziale per il calcolo delle date di perfezionamento del diritto a pensione.

Di fronte a questo scenario, i datori di lavoro si trovano di fronte a un bivio: posticipare la decorrenza dei piani di esodo già programmati o, in alcuni casi, procedere addirittura alla revoca dell’accompagnamento. L’obiettivo, spiegano gli esperti, è evitare di creare pericolose soluzioni di continuità nella copertura economica e previdenziale dei lavoratori, che rischierebbero di ritrovarsi senza indennità e senza pensione per un periodo più o meno lungo, una categoria, quella dei cosiddetti esodati, che si credeva ormai consegnata alla storia.

I numeri della pensione anticipata ordinaria

Mentre l’isopensione si prepara a cambiare volto, resta in vigore la pensione anticipata ordinaria, un istituto che prescinde dall’età anagrafica ma richiede carriere contributive particolarmente lunghe. Fino al 31 dicembre 2026, il requisito contributivo per gli uomini è fissato a quarantadue anni e dieci mesi, per le donne a quarantuno anni e dieci mesi, requisiti che includono già una finestra mobile di attesa di tre mesi dalla loro maturazione. Anche questi parametri, tuttavia, sono destinati a subire l’adeguamento alla speranza di vita, sebbene la legge di bilancio abbia scelto una distribuzione graduale dell’aumento, diluendolo su due anni per attutire l’impatto.

A farne le spese, in questo quadro di progressiva restrizione, potrebbero essere anche i lavoratori cosiddetti precoci, coloro che hanno iniziato a versare contributi prima dei diciannove anni, per i quali la manovra finanziaria prevede una riduzione graduale delle risorse destinate alle loro agevolazioni a partire dal 2027. Un segnale chiaro di come la sostenibilità del sistema previdenziale, in un contesto di innalzamento dell’aspettativa di vita, passi per una selezione sempre più rigorosa degli strumenti di uscita anticipata dal mondo del lavoro.

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