"Il killer? Un 007 al servizio dei massoni", l'ex avvocato di Sempio citato a giudizio per diffamazione
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Redazione Interno
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La citazione diretta a giudizio per diffamazione aggravata, notificatagli dalla Procura di Milano su richiesta del pm Fabio De Pasquale, sembra aver galvanizzato Massimo Lovati, riportandolo al centro di quella scena mediatica dalla quale, lo scorso ottobre, era bruscamente uscito dopo essere stato licenziato dal suo ex assistito, Andrea Sempio. L’accusa, che fa riferimento a dichiarazioni rese il 13 marzo 2025 all’esterno della caserma Montebello dei carabinieri e ritenute gravemente offensive per lo studio legale Giarda, costituisce per l’avvocato il pretesto per riannodare i fili di una narrazione sospesa, riproponendo quelle teorie che, nel tempo, hanno caratterizzato il suo approccio al caso dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nell’agosto del 2007. Lovati, il quale aveva disseminato i suoi interventi in televisione di messaggi criptici rivolti a quelli che definiva “oscuri personaggi”, sembra dunque intenzionato a ripartire proprio dal punto in cui aveva dovuto interrompersi, nonostante il procedimento giudiziario a suo carico.
Le dichiarazioni in TV e la macchina delle ipotesi
Il ritorno alle trasmissioni televisive, come nel caso della recente puntata di “Lo Stato delle Cose” condotta da Massimo Giletti o dell’intervento a “Mattino 5”, ha offerto a Lovati una nuova cassa di risonanza per le sue tesi, le quali, se in passato hanno alimentato un duraturo scontro con la Procura di Pavia, oggi si arricchiscono di elementi ancor più fantasiosi. L’avvocato, promettendo “clamorose rivelazioni” e affermando di avere “molte cose da dire quando mi sentiranno”, ha infatti riacceso i riflettori su presunti scenari che coinvolgerebbero figure dai contorni evanescenti, inserendo nell’intricata vicenda di Garlasco l’immagine di un killer paragonato a un agente segreto, un “007” che opererebbe al servizio di logge massoniche. Si tratta di un racconto, il suo, che procede su un binario del tutto autonomo rispetto alle indagini ufficiali, le quali vedono invece Sempio indagato, in concorso, per l’omicidio della fidanzata.
Il profilo della vicenda giudiziaria e il reato contestato
Il procedimento che ora impegna Lovati a Milano, del tutto distinto dal processo per l’omicidio Poggi, si concentra esclusivamente sulla sussistenza del reato di diffamazione aggravata attraverso la stampa, configurato dalle frasi pronunciate contro gli avvocati Fabio ed Enrico Giarda, i quali in precedenza avevano difeso Alberto Stasi. Quelle dichiarazioni, secondo l’accusa, avrebbero superato il limite del confronto legittimo, travalicando in affermazioni lesive dell’onore e della reputazione professionale degli studi coinvolti. La scelta del pm De Pasquale per la citazione diretta a giudizio, bypassando quindi la fase preliminare, indica una valutazione già compiuta sulla consistenza degli elementi accusatori, consegnando alla successiva fase dibattimentale il compito di stabilire confini e responsabilità.
Il contesto di un caso irrisolto e le sue ripercussioni
Sullo sfondo, inevitabilmente, resta il peso di un delitto che da anni attende una sentenza definitiva, un fatto di cronaca nera che ha segnato profondamente l’opinione pubblica e che continua a generare un acceso dibattito, anche a causa di interventi come quelli di Lovati. L’avvocato, approfittando della rinnovata attenzione mediatica per le nuove indagini su Sempio, utilizza la piattaforma televisiva per lanciare allusioni e teorie che, se da un lato alimentano speculazioni, dall’altro si scontrano con il muro delle procedure giudiziarie e delle contestazioni penali. La sua vicenda personale, dunque, si intreccia con le più ampie dinamiche di un caso giudiziario complesso, dimostrando come le dichiarazioni pubbliche di un legale, una volta uscite dall’aula di tribunale, possano assumere una vita propria, generando ulteriori contenzioni e offrendo spunti per narrazioni alternative che poco hanno a che vedere con gli atti processuali.




