Garlasco, le dichiarazioni dell'avvocato di Giuseppe Sempio e le nuove ombre sul caso
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Redazione Interno
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Mentre le indagini sul caso Garlasco continuano a dipanarsi, producendo nuove e significative scosse d'assestamento, la Procura di Brescia ha formalmente iscritto nel registro degli indagati Giuseppe Sempio, il padre di Andrea, con l'accusa di corruzione in atti giudiziari. Il settantaduenne, di fronte a un'accusa di tale gravità, ha scelto di affidare la sua difesa all'avvocato penalista Tomaso Pisapia, il quale, intervenendo in televisione, ha tracciato un ritratto del suo assistito come di un uomo che, seppur non sereno, si mostra "molto presente a se stesso" e fermamente determinato nel respingere "qualunque forma di responsabilità". Questa presa di posizione, netta e categorica, arriva in un momento particolarmente delicato, mentre gli investigatori esaminano le cosiddette "giustificazioni" che sarebbero state fornite, le quali costituiscono uno dei perni attorno a cui ruota l'intera vicenda accusatoria.
Le intricate vicende processuali e un documento del 2017
Il quadro generale, già di per sé complesso, si arricchisce di ulteriori elementi che gettano una luce nuova, e per certi versi inquietante, sulle indagini passate. Emerge, da quanto riportato da alcune testate giornalistiche, che nel febbraio del 2017 l'allora procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti – a sua volta attualmente indagato dalla Procura di Brescia per corruzione – avrebbe manifestato l'intenzione di chiedere una misura coercitiva, come l'arresto, proprio nei confronti di Andrea Sempio. In un documento di quell'epoca, si legge che Venditti sollecitò il rinvio del deposito di alcune intercettazioni, giustificando la richiesta con la necessità di concedere agli inquirenti il tempo necessario per formalizzare le richieste di misure restrittive a carico degli indagati. Una mossa, questa, che appare in netta contrapposizione con quanto avvenuto di lì a poco.
La brusca sterzata verso l'archiviazione
Ciò che stupisce, e non poco, è il repentino cambio di rotta che seguì a quelle intenzioni. Dopo aver paventato l'arresto di Sempio, infatti, lo stesso ex magistrato firmò, a distanza di sole tre settimane, una richiesta di archiviazione che portò alla chiusura definitiva – era la seconda, dopo quella disposta nel 2008 – delle indagini a suo carico per l'omicidio di Chiara Poggi. La giovane donna era stata trovata senza vita il 13 agosto 2007 nella casa dei genitori, un delitto per il quale, dopo un lungo iter giudiziario, è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi. Questa brusca inversione di marcia, unita alle attuali indagini su Venditti, fornisce alla procura di Pavia, oggi guidata da Fabio Napoleone, quegli elementi di discontinuità che hanno spinto a riaprire un fascicolo considerato chiuso, nella convinzione che alcuni aspetti della vicenda non siano mai stati adeguatamente chiariti.
Un puzzle i cui tasselli si ricompongono
Il caso Garlasco, con il suo carico di dolore e di mistero, continua dunque a svelare strati nascosti, rivelando connessioni e dinamiche che si pensavano ormai consegnate alla storia. La riapertura delle indagini, voluta con determinazione dall'attuale capo della procura, non rappresenta un semplice riesame degli atti, ma un vero e proprio scavo nelle pieghe più oscure di un procedimento che ha conosciuto svolte improvvise e decisioni contrastanti. Ogni nuovo documento che riaffiora, ogni dichiarazione degli avvocati coinvolti, come quella di Pisapia, contribuisce a ricomporre un puzzle enorme e doloroso, del quale forse non erano mai stati messi insieme tutti i pezzi, lasciando in sospeso domande che oggi, a distanza di anni, reclamano con forza una risposta.




