Ricariche elettriche, prezzi in lieve calo ma l’incubo della “ricarica fantasma” colpisce un automobilista

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre i carburanti tradizionali, benzina e gasolio, mantengono i loro listini su livelli definibili, senza timore di smentita, come “altissimi”, il mondo della mobilità elettrica registra una timida, seppur significativa, contro tendenza. Secondo il rilevamento di aprile 2026 curato da Adiconsum in collaborazione con la piattaforma TariffeEV, i prezzi per le ricariche pubbliche – sia in corrente alternata (AC) che in continua (DC e HPC) – mostrano una sostanziale stabilità, se non un lieve arretramento. Il dato più eclatante, per chi volesse cercare un’ancora di salvezza nel caro-energia, arriva dalle colonnine ad alta potenza: le HPC del network Tesla Supercharger toccano quota 0,30 euro al kWh, una tariffa che molti concorrenti faticano a eguagliare.

Le flessioni e le strategie a orario variabile

L’analisi dell’osservatorio fotografa un prezzo medio complessivo per la DC sceso a 0,74 €/kWh, con un arretramento di appena un centesimo rispetto al mese precedente. Una flessione, certo, contenuta, ma che assume rilievo se contestualizzata in un panorama energetico ancora teso. A favorire questa tenuta, va detto, concorre una strategia sempre più diffusa tra gli operatori del settore: la diversificazione delle tariffe in base alla fascia oraria. Molti gestori, infatti, stanno privilegiando costi più accessibili durante le ore serali e nelle prime luci dell’alba, cercando così di decongestionare la rete nelle ore di punta e di offrire un sollievo – parziale ma concreto – ai portafogli degli utenti più flessibili.

Il caso della “ricarica fantasma”: 27 euro per 6 kWh

Non tutto, però, scorre liscio lungo le autostrade digitali della mobilità sostenibile. Un episodio di cronaca – che finirà quasi certamente al centro di un’inchiesta giudiziaria, data la sua natura paradossale – getta un’ombra sull’affidabilità del sistema di fatturazione. Un automobilista, dopo aver collegato la propria vettura a una colonnina, ha ricevuto una bolletta shock: 27 euro per soli 6 kWh erogati. Gli investigatori, in queste ore, stanno cercando di fare luce sul cosiddetto fenomeno della “ricarica fantasma”, un disallineamento – forse tecnico, forse doloso – tra l’energia effettivamente trasferita e quella conteggiata dall’applicazione di gestione. Nessun dettaglio esplicito sulla dinamica, ma le prime verifiche suggeriscono la presenza di un errore sistemico nel software di telelettura, un incidente che alimenta le legittime perplessità di chi si avvicina all’elettrico.

App e osservatorio: gli strumenti per districarsi

Per limitare i rischi e trovare le migliori condizioni, chi guida un’elettrica dispone ormai di un ventaglio di applicazioni piuttosto nutrito. Tra le più affidabili nel 2026, secondo le segnalazioni degli utenti, figurano Enel X Way (ex Juice Pass), Plenitude, On the Road, EvWay, NextCharge, Open ChargeMap, PlugShare, ABRP e, naturalmente, la stessa Tesla. La app di Enel X Way, in particolare, gestisce una delle reti più capillari in Italia e in Europa, garantendo informazioni in tempo reale sullo stato e la disponibilità delle colonnine, oltre a una navigazione integrata. L’attività dell’Osservatorio prezzi di Adiconsum e TariffeEV, che proprio ad aprile 2026 ha pubblicato le sue tabelle mensili, rimane un punto di riferimento per monitorare l’andamento del PUN (che si attesta a 0,119 €/kWh, registrando un -17% rispetto a marzo 2026). Un dato, quest’ultimo, che aiuta a contestualizzare le dinamiche di mercato senza però giustificare, neppure in parte, l’anomalia della “ricarica fantasma” su cui ora indagano i tecnici.

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