Gaza prima e dopo, le nuove foto satellitari Google Earth mostrano la distruzione: intere città sotto milioni di tonnellate di macerie
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Redazione Esteri
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Le immagini satellitari aggiornate di Google Earth e Google Maps offrono una misura visiva di ciò che resta della Striscia di Gaza dopo quasi tre anni di operazioni militari israeliane. Il confronto tra le fotografie precedenti al conflitto e quelle scattate all'inizio del 2026, rese disponibili sulla piattaforma di Mountain View, documenta la trasformazione di vaste aree urbane in distese di macerie, dove interi quartieri risultano difficilmente distinguibili da un cumulo uniforme di detriti grigi e terra rossa.
Rafah, la città al confine con l'Egitto
Il punto di osservazione più drammatico è Rafah, la città più meridionale della Striscia, al confine con l'Egitto. Le immagini aggiornate a febbraio 2026 mostrano che quasi ogni edificio del centro urbano è stato raso al suolo: restano visibili le tracce lasciate sul terreno dai mezzi militari, mentre i marcatori di scuole, moschee e ospedali continuano ad apparire sulla mappa di Google anche dove le strutture non esistono più.
L'analisi delle fotografie ad alta risoluzione indica che il quartiere saudita di Tal al-Sultan, un tempo densamente popolato, è in gran parte appiattito, con solo pochi edifici ancora in piedi. Rafah era diventata un rifugio per centinaia di migliaia di palestinesi fuggiti da altre zone della Striscia prima di essere essa stessa investita dall'offensiva militare nel maggio 2024.
Khan Younis e il nord della Striscia
Anche Khan Younis, nel sud della Striscia, mostra una devastazione estesa. La Palestine College of Nursing, un istituto dedicato alla formazione del personale infermieristico, non esiste più come struttura visibile: al suo posto compaiono cumuli di detriti. Nel nord, l'area intorno all'ospedale Al-Shifa, il più grande complesso medico del territorio prima della guerra, presenta danni ingenti, con gli edifici circostanti ridotti a scheletri o a macerie.
Il campo profughi di Jabalia, il più grande degli otto campi riconosciuti dalle Nazioni Unite nella Striscia, è stato pesantemente bombardato: interi edifici residenziali sono crollati.
I numeri della distruzione
Le immagini satellitari di Google coincidono con le rilevazioni del Centro satellitare delle Nazioni Unite, Unosat, che con dati aggiornati al 16 giugno 2026 stima in circa 201.290 le strutture danneggiate nella Striscia, pari a circa l'82% del totale. Di queste, 134.422 risultano distrutte e 13.848 gravemente danneggiate, mentre le unità abitative colpite sono stimate in 328.627.
Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, oltre 630 corpi e resti umani sono stati recuperati da sotto gli edifici distrutti tra novembre 2025 e settembre 2026, e i funzionari della Protezione civile palestinese stimano che più di 8.000 persone siano ancora disperse sotto le macerie. La quantità di detriti prodotti dalla distruzione è stimata in circa 60 milioni di tonnellate, la cui rimozione potrebbe richiedere decenni.
Le strutture sanitarie e l'accesso dei giornalisti
Il sistema sanitario è tra i settori più colpiti: secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, il 90% degli ospedali è stato danneggiato o distrutto. Le immagini satellitari mostrano anche la presenza di vaste concentrazioni di tende e rifugi improvvisati lungo la costa, in particolare nella zona di Al-Mawasi, un'area costiera lunga circa 14 chilometri che era stata designata dall'esercito israeliano come "zona umanitaria" e che è diventata un campo sovraffollato per centinaia di migliaia di sfollati.
L'accesso alla Striscia resta precluso alla stampa internazionale: da quasi tre anni i giornalisti stranieri non possono entrare liberamente, e la copertura sul terreno è affidata quasi interamente ai giornalisti palestinesi.
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