Vermi nelle uova di Pasqua, sequestrata una fabbrica in provincia di Avellino dopo la denuncia degli studenti
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Redazione Interno
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L’incarto colorato, quello che solitamente accompagna la gioia innocente di un bambino o la distratta golosità di un adulto, si è trasformato in una vetrina improvvisa e inquietante per un fenomeno biologico indesiderato. Alcuni studenti, rientrati da una gita scolastica in Irpinia, hanno rotto il guscio di cioccolato delle loro uova di Pasqua non per trovarvi la consueta sorpresa di plastica o un giocattolo, ma per scoprirsi faccia a faccia – se così si può dire – con dei vermi che strisciavano all’interno della massa dolciaria. Un episodio, questo, che ha immediatamente fatto scattare un meccanismo di allerta le cui conseguenze si sono rivelate ben più gravi di un semplice disgusto passeggero.
La segnalazione, veicolata inizialmente dai genitori e dai dirigenti scolastici dei ragazzi coinvolti, è arrivata dritta agli uffici competenti, provocando un intervento a tappeto delle autorità. I tecnici dell’Asl di Avellino, operando in sinergia con i Carabinieri del Nas, hanno varcato i cancelli dello stabilimento dolciario situato nella Valle Caudina, in provincia di Avellino. Quel che hanno trovato, all’interno dei reparti di produzione e confezionamento, ha giustificato una misura drastica: il sequestro immediato dell’intera fabbrica. Non solo i lotti sospetti, ma l’intera struttura produttiva è stata posta sotto chiave.
Le carenze igieniche e la questione della tracciabilità
Una volta avviate le ispezioni, il quadro è apparso immediatamente più complesso di un semplice incidente di contaminazione. Gli ispettori hanno riscontrato, infatti, gravi carenze igieniche diffuse lungo tutta la linea di lavorazione: superfici non adeguatamente sanificate, presenza di parassiti in aree adiacenti ai magazzini delle materie prime, e una gestione delle scorte che lasciava non poco a desiderare. A peggiorare la situazione, si è aggiunto il problema della non tracciabilità di alcuni prodotti finiti e semilavorati; una violazione, quest’ultima, che rende virtualmente impossibile risalire con certezza alla provenienza di certi ingredienti o alla destinazione di interi lotti già immessi sul mercato. Il deputato Francesco Emilio Borrelli, di Alleanza Verdi e Sinistra, ha raccolto la denuncia e l’ha portata all’attenzione pubblica attraverso un video sui propri canali social, amplificando la portata del caso.
Le analisi tecniche a Portici e la reazione degli studenti
Nel frattempo, i campioni di cioccolato contaminato – quelli stessi che avevano rovinato la merenda dei ragazzi in gita – sono stati inviati ai laboratori di Portici per essere sottoposti ad analisi tecniche approfondite. L’obiettivo di queste verifiche, condotte da personale specializzato, è duplice: accertare con precisione la specie dei vermi rinvenuti e, di conseguenza, determinarne l’origine esatta. Si cerca di capire, insomma, se la contaminazione sia avvenuta in fase di stoccaggio delle materie prime (come le nocciole o le mandorle) oppure durante le fasi di raffreddamento e incarto del prodotto finito. La scoperta, per i ragazzi coinvolti, è stata talmente disturbante da provocare in alcuni di loro un vero e proprio malore, un trauma psicologico che ha spinto le famiglie a chiedere chiarimenti immediati.
I controlli intensificati e il contesto delle festività
L’episodio avellinese non rappresenta, per gli inquirenti, un caso isolato nel panorama della produzione dolciaria artigianale campana, ma si inserisce in un contesto più ampio di verifiche straordinarie. Proprio in prossimità delle festività pasquali – periodo in cui la produzione e il consumo di uova di cioccolato raggiungono il loro picco massimo – le autorità sanitarie hanno intensificato i controlli a campione su numerose aziende del settore agroalimentare. La fabbrica della Valle Caudina, con il suo sequestro, diventa così il simbolo di una vigilanza che, seppur tardiva per quei ragazzi, cerca di prevenire ulteriori episodi analoghi. Nessun commento ufficiale, al momento, è arrivato dai vertici dell’azienda sequestrata, mentre i carabinieri stanno vagliando i registri di carico e scarico degli ultimi tre mesi per ricostruire l’intera filiera distributiva.




