Della Valle contro il pm: "Accuse vergognose, il Made in Italy va difeso"
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Redazione Economia
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In un attacco frontale, tanto inaspettato quanto risoluto, Diego Della Valle ha replicato alle accuse di caporalato mosse dalla procura di Milano, definendole “vergognose” e sostenendo con forza l’integrità del suo gruppo e dei suoi valori. L’amministratore delegato di Tod’s, parlando nel corso di una conferenza stampa convocata ad Ancona, ha rimarcato la distanza tra le “cose pessime” dette in questi giorni e la realtà di un’azienda che, a suo dire, ha sempre fatto dell’etica e del welfare un punto d’onore. Ha quindi lanciato un appello ai suoi colleghi imprenditori, esortandoli a non rimanere in silenzio di fronte a quello che ha descritto come un sistema dannoso, che rischia di offuscare l’immagine del paese.
L'invito ripetuto e l'accusa di cercare visibilità
Il cuore della protesta di Della Valle si è concentrato sulla figura del pm Paolo Storari, al quale ha rivolto un’accusa precisa: quella di agire in “cerca di popolarità”. Secondo l’imprenditore, non ci si può svegliare “una mattina” dopo aver visto “4 fotine” e accusare “in modo così pesante” un’intera organizzazione. Per tre volte, nel giro di trenta minuti, lo ha pubblicamente invitato a visitare i suoi stabilimenti, quelli che, ha tenuto a specificare, sono noti per un welfare degno delle migliori realtà del Nord del mondo, quasi a voler contrapporre la concretezza della sua opera alla presunta astrazione delle indagini.
La difesa di un modello etico e industriale
“Non potevo tacere di fronte a un’accusa così pesante e ingiusta”, ha affermato Della Valle, chiarendo le ragioni del suo intervento pubblico. Ha poi proseguito difendendo non solo l’operato aziendale ma l’eredità familiare, toccando i valori trasmessi ai figli e al fratello. Ha citato, a sostegno della sua tesi, l’ultimo stabilimento di Brancadoro, descritto come un esempio da seguire, dotato di asili, palestre, auditorium e ristoranti, elementi che ritiene incompatibili con le pratiche oggetto dell’inchiesta.
L'appello al sistema imprenditoriale italiano
Oltre alla personale battaglia giudiziaria, il patron di Tod’s ha voluto inquadrare la questione in una prospettiva più ampia, quella della difesa del Made in Italy. “Essere silenti in questo momento significa diventare complici di un sistema che ci fa male”, ha dichiarato, rivolgendosi ai suoi colleghi. Ha quindi espresso la volontà di un “sistema perfetto” che rispetti le persone e le regole, ma che, al contempo, sappia rispettare anche gli imprenditori che, come lui, hanno investito sulla qualità e sul benessere dei propri dipendenti.




