Sinodo, i vescovi africani: “La poligamia è una realtà, serve un dialogo rispettoso”. E dal Vaticano arriva l’invito ad ascoltare il grido dei poveri

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sul tavolo della Segreteria generale del Sinodo sono arrivati due nuovi rapporti finali, destinati a delineare con maggiore precisione i contorni di altrettante sfide che la Chiesa universale è chiamata ad affrontare nel suo cammino sinodale. Il primo, elaborato dalla Commissione istituita in seno al Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM), affronta la spinosa questione della poligamia, una pratica che, sebbene considerata “immorale” nel documento stesso e descritta come una “forma di schiavitù” per le donne, rappresenta una realtà innegabile in vaste aree del continente africano. I vescovi africani, nel loro rapporto, riconoscono la necessità di abbandonare quell’“intransigenza” che caratterizzò l’approccio dei primi missionari per sviluppare, invece, una “pastorale di vicinanza e attenzione” fondata su un “dialogo rispettoso e fraterno”. Si tratta, spiegano, di accompagnare quei fedeli – già battezzati o in cammino verso il battesimo – che vivono in situazioni poligamiche, partendo dalla centralità della dignità della donna, con Maria offerta come modello di un’evangelizzazione capace di incarnarsi nella cultura.

La sfida di una teologia che nasce dall’ascolto dei fragili

L’altro rapporto, quello del Gruppo di Studio numero 2, è incentrato sul tema “Ascoltare il grido dei poveri e della terra” e contiene al suo interno indicazioni di carattere sia pastorale che teologico di notevole portata. Una delle proposte più concrete emerse dal lavoro del Gruppo, che ha visto il contributo decisivo di un sottogruppo composto in larga parte da persone con disabilità, è quella di istituire un Osservatorio Ecclesiale sulla disabilità, pensato come un modello replicabile a livello locale e regionale per dare voce a quanti vivono ai margini. Sul piano più squisitamente dottrinale, il documento rilancia con forza la necessità di elaborare “una teologia che nasca dall’ascolto” dei poveri e del Creato, identificati come “luoghi teologici autentici” (loci theologici). Ascoltare i poveri e la terra, si legge nel comunicato diramato dalla Segreteria del Sinodo, non è “un’opzione pastorale ma un atto di fede costitutivo della missione ecclesiale”, radicato nel duplice comandamento dell’amore e nell’esempio del Buon Samaritano.

L’accompagnamento pastorale come alternativa all’esclusione

Il rapporto della SECAM, nel delineare il quadro della famiglia africana, parte dal riconoscimento del suo valore sacro: una realtà fondata sull’alleanza tra i gruppi umani, con gli antenati e con Dio, in cui il figlio è considerato una benedizione divina e il desiderio di una numerosa discendenza è parte integrante dell’identità comunitaria. È in questo orizzonte – spiega il documento – che storicamente si colloca l’esistenza della poligamia, un fenomeno che, pur non essendo esclusivo dell’Africa, in questo continente assume una particolare urgenza pastorale. La conclusione cui giungono i vescovi non è, quindi, quella dell’esclusione o della stigmatizzazione, bensì l’apertura verso una “pastorale di prossimità” capace di aprire le porte della Chiesa a quanti vivono nelle periferie esistenziali, riconoscendo in ogni persona un figlio di Dio chiamato all’amore fedele. Un approccio, questo, che nelle intenzioni dei presuli africani dovrebbe riguardare sia coloro che si avvicinano per la prima volta alla fede sia quei battezzati che, dopo la conversione, sono entrati in relazioni poligamiche.

Strumenti e corresponsabilità per una Chiesa in ascolto

Il Rapporto del Gruppo di Studio 2, che è stato preceduto da una riflessione del cardinale Michael Czerny, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, non si limita a individuare i problemi, ma passa in rassegna gli strumenti già a disposizione della Chiesa – dalle parrocchie alle comunità di base, dai movimenti alle reti Caritas – invitando a superare “la tentazione di una delega illegittima verso strutture specializzate”. L’obiettivo è richiamare ogni battezzato alla corresponsabilità, affinché l’intera comunità ecclesiale diventi essa stessa “strumento di ascolto”, trasformando ogni suo membro in una presenza missionaria accanto ai più vulnerabili. Il termine “ascolto”, ha spiegato il cardinale Czerny nella sua prefazione, “designa un processo integrale che comprende l’incontro, la comprensione del problema, l’azione, la valutazione e il sostegno spirituale, e che riguarda ogni cristiano, anche chi si sente povero”.

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