Djokovic e la PTPA tornano a colpire: Sinner nel mirino, Alcaraz coinvolto

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Professional Tennis Players Association (PTPA), l’associazione sindacale fondata da Novak Djokovic nel 2021, non smette di far parlare di sé. Dopo aver avviato una battaglia legale contro l’ATP, il WTA, l’ITF e l’ITIA, accusando le organizzazioni tennistiche di gestire in modo inefficace e discriminatorio i programmi antidoping e i carichi di lavoro dei giocatori, la PTPA ha nuovamente preso di mira Jannik Sinner. Il numero uno del tennis italiano, già menzionato in precedenza in relazione a un caso di doping, è stato descritto come vittima di un sistema “fuori controllo, illegale e non idoneo allo scopo” da Ahmad Nassar, direttore esecutivo della PTPA.

Nassar, che ha ribadito la coerenza dell’associazione nel denunciare presunte ingiustizie, ha tuttavia aggiunto una precisazione che ha lasciato molti perplessi: “Sinner è stato trattato ingiustamente, ma meno ingiustamente di altri”. Una frase che, se da un lato sembra attenuare le critiche rivolte al tennista azzurro, dall’altro solleva ulteriori interrogativi su come la PTPA intenda affrontare le disparità nel trattamento dei giocatori.

Nel frattempo, un altro nome è emerso dalle carte della battaglia legale: quello di Carlos Alcaraz. Il giovane campione spagnolo, che nelle scorse settimane aveva espresso preoccupazione per l’eccessivo numero di impegni a cui sono sottoposti i tennisti, si è detto sorpreso di scoprire di essere stato citato nel documento della PTPA. Al punto 213 del testo, infatti, vengono menzionati diversi giocatori – tra cui lo stesso Alcaraz – per sostenere l’argomentazione secondo cui il calendario troppo fitto metterebbe a rischio la salute degli atleti. “Non ne sapevo nulla”, ha dichiarato Alcaraz, sottolineando di non essere stato informato del suo coinvolgimento nella causa.

La PTPA, che ha lanciato la sua offensiva legale in tre diverse giurisdizioni (Stati Uniti, Unione Europea e Regno Unito), sembra dunque voler scuotere il sistema tennistico internazionale, puntando il dito non solo sulle politiche antidoping, ma anche sulla gestione dei tornei e dei carichi di lavoro. Tuttavia, la scelta di citare Sinner e Alcaraz – quest’ultimo senza il suo consenso – rischia di alimentare polemiche e di far perdere credibilità all’associazione, già vista con sospetto da molti addetti ai lavori.

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