LeBron James ritorna e fa la storia, mentre Detroit continua la sua striscia
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Redazione Sport
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Dopo un'assenza forzata che lo aveva tenuto lontano dal parquet per le prime quattordici partite della regular-season, LeBron James ha fatto il suo ritorno, dispensando passaggi coreografici e sorrisi smaglianti in una performance che, per eleganza e visione di gioco, ha ricordato Magic Johnson nel suo debutto stagionale. Il successo dei Los Angeles Lakers sugli Utah Jazz, un pesante 140-115, è stato segnato dalla sua regia, con James che ha chiuso la serata con una doppia-doppia da 11 punti e 12 assist, dimostrando, nonostante il tempo trascorso fuori, una condizione fisica più che soddisfacente. La sua presenza in quintetto base, per un totale di trenta minuti di gioco, ha riequilibrato immediatamente l'assetto della squadra, la quale ha trovato una fluidità offensiva che negli ultimi incontri sembrava essersi smarrita.
Un record di longevità senza precedenti
Quella di ieri sera, tuttavia, non è stata una semplice partita di ritorno, ma un'apparizione che ha consegnato LeBron James alla storia assoluta della lega. L'esordio nella sua ventitreesima stagione Nba, un traguardo mai raggiunto da nessuno prima, gli ha permesso di scavalcare Vince Carter – fermo a ventidue – e di diventare così il giocatore sportivamente più longevo di sempre. Un primato, questo, che va ben oltre le statistiche e i numeri, raccontando di una dedizione e di un'attenzione maniacale per il proprio corpo che pochi altri atleti hanno avuto; una carriera straordinaria, la sua, che continua a scrivere pagine indelebili nonostante l'avanzare dell'età anagrafica.
La notte di Detroit e Orlando
La serata, ricca di sei incontri, ha riservato altre vicende degne di nota, a partire dalla vittoria esterna dei Detroit Pistons ad Atlanta. A guidarli, il rientro di Cade Cunningham, reduce da tre gare saltate a causa di un fastidioso problema all'anca, il quale ha confermato la sua fama di specialista nel quarto periodo decisivo. La sua regia, soprattutto nella frazione conclusiva, è stata fondamentale per conquistare quella che è l'undicesima vittoria consecutiva per la franchigia, un risultato che proietta la squadra in una posizione di grande rispetto nella Eastern Conference. Sulla costa opposta, invece, gli Orlando Magic hanno piegato la resistenza dei Golden State Warriors, imponendosi per 121-113. Una vittoria di squadra, la loro, costruita nei primi due quarti e confermata da sei giocatori in doppia cifra, con Desmond Bane e Franz Wagner a guidare le operazioni offensive; non sono bastati, ai Warriors, i 34 punti di Steph Curry e i 33 di Jimmy Butler, i cui sforzi individuali, seppur notevoli, si sono infranti contro un collettivo più compatto e determinato.
L'eco della notte italiana
Per il pubblico italiano, abituato a seguire le gesta dei campioni d'oltreoceano con orari spesso proibitivi, si è trattata di una notte particolarmente intensa, che si è protratta fino alle prime luci dell'alba. L'incontro tra Lakers e Jazz, infatti, è iniziato quando in Italia erano le cinque del mattino, regalando agli appassionati più tenaci un finale di serata – o un inizio di giornata – ricco di emozioni e di storia. Mentre LeBron festeggiava il suo record e Detroit allungava la sua striscia positiva, il palcoscenico della Nba ha dimostrato, ancora una volta, di saper offrire narrazioni multiple e sempre avvincenti, dove le gesta dei singoli si intrecciano inesorabilmente con i successi delle compagini.




