Il primo round tra le capoliste va a Detroit, San Antonio allunga la striscia
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Redazione Sport
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Nella notte italiana che ha visto disputarsi sei gare, il confronto diretto tra le due squadre con il miglior record nelle rispettive Conference ha regalato emozioni e un verdetto chiaro: i Detroit Pistons hanno la meglio sugli Oklahoma City Thunder per 124-116, confermando la forza del proprio fortino e la solidità di un collettivo che, ormai, non sembra più una sorpresa -1. Alla Little Caesars Arena, la sfida tra la capolista dell'Est e quella dell'Ovest - questi ultimi detentori del Titolo - si trasformava in una prova di forza che i padroni di casa hanno interpretato al meglio, approfittando anche di una situazione di emergenza nella truppa di Mark Daigneault -5. Gli ospiti, già privi di Shai Gilgeous-Alexander, Isaiah Hartenstein e Chet Holmgren, hanno dovuto fare i conti anche con le uscite premature di Isaiah Joe e Branden Carlson nel corso del primo tempo -5. Nonostante queste assenze pesanti, i Thunder partivano forte chiudendo il primo quarto in vantaggio, salvo poi subire la veemente reazione dei Pistons nel secondo e nel terzo periodo, un parziale di 72 punti complessivo che scavava un solco diventato difficile da colmare -1. I ragazzi di Oklahoma City, con encomiabile determinazione, tornavano fino a -3 a cinque minuti dalla fine, ma una tripla di Javonte Green, nata da quattro rimbalzi offensivi consecutivi, spegneva la rimonta e rilanciava i locali -6.
I protagonisti del successo e l’assenza che pesa
A trascinare Detroit, come sempre, ci pensavano i suoi due gioielli: Cade Cunningham, autore di 29 punti e 13 assist, e Jalen Duren, altrettanti 29 punti conditi con 15 rimbalzi, una prova di forza sotto le plance che sanciva il dominio dei Pistons nella pitturata, chiusa con un eloquente 70-32 a proprio favore -10. Dall’altra parte, non bastavano i 30 punti con 11 rimbalzi di Jaylin Williams, alla sua miglior prestazione in carriera, e i 23 di Cason Wallace per evitare la seconda sconfitta nelle ultime tre uscite per i campioni in carica, che restano comunque saldamente in vetta alla Western Conference nonostante la serata storta -5. La partita, al di là del risultato, confermava come l’assenza prolungata di Gilgeous-Alexander renda i Thunder un’altra squadra, vulnerabile e meno letale nei momenti cruciali del match.
Dieci gioie consecutive per San Antonio, stop a sorpresa per Celtics e Cavs
Chi vola invece, e non sembra volersi fermare più, sono i San Antonio Spurs, capaci di centrare la decima vittoria consecutiva imponendosi 110-107 sul campo dei Toronto Raptors al termine di una rimonta pazzesca firmata nel quarto periodo -4. I texani, sotto di 12 punti all’inizio dell’ultimo quarto, piazzavano un parziale di 35-17 che ribaltava la contesa, dimostrando una maturità e una profondità di roster che non si vedeva dalla stagione 2015-16 -4. E tutto questo nonostante una serata stregata per Victor Wembanyama, limitato a 12 punti con 3/12 dal campo ma comunque decisivo in fase difensiva con 5 stoppate, una delle quali cruciale su Jakob Poeltl a 44 secondi dalla sirena -9. A prendere per mano l’attacco ci pensavano Devin Vassell con 21 punti e De’Aaron Fox con 20, certificando come questa squadra sia molto più del solo fenomeno francese -9. Nel resto della Eastern Conference, cadono pesantemente sia i Boston Celtics, travolti 103-84 a Denver nonostante i 23 punti di Jaylen Brown, sia i Cleveland Cavaliers, sconfitti 118-116 a Milwaukee nonostante l’assenza di Giannis Antetokounmpo nei Bucks -1. Per i Nuggets, un successo importante firmato dall’onnipresente Nikola Jokic, ennesima doppia doppia da 30 punti e 12 rimbalzi, mentre per i Cavs, orfani di James Harden, arriva una battuta d’arresto che riavvicina le inseguitrici.
Il riscatto di Golden State
Chiude il quadro della notte il netto successo dei Golden State Warriors, che travolgono 133-112 i Memphis Grizzlies. Gli uomini di Steve Kerr, in una gara in cui trovavano otto giocatori in doppia cifra, mettevano fine a un piccolo momento di difficoltà, dimostrando che il loro basket può ancora essere scintillante quando la circolazione di palla è quella giusta -2.




