Alessandro Gassmann in "Mani nude": un noir che sfida l'assuefazione alla violenza
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Roma, 5 giugno – "Mani nude", arrivato nelle sale oggi, non è un semplice film ma un esperimento cinematografico che scava nelle pieghe più oscure dell’animo umano. Diretto da Mauro Mancini, il lungometraggio – che mescola generi con un coraggio raro per il cinema italiano – si interroga sulla violenza insita nell’uomo, su quanto sia facile scivolare nella barbarie e, soprattutto, su come la società sembri ormai assuefatta a tutto questo.
La trama ruota attorno a Davide, interpretato da Francesco Gheghi, un giovane benestante ma dissoluto, segnato dal rimorso per aver causato la morte di una ragazza. Rapito e gettato in un circuito di combattimenti clandestini, dove si scommette su chi sopravviverà a mani nude, il personaggio diventa il fulcro di una storia che è insieme thriller, parabola morale e tragedia classica. Alessandro Gassmann, nei panni dell’allenatore Minuto, torna a collaborare con Mancini dopo "Non odiare" (2020), confermando una sintonia che va oltre la recitazione.
Quello che colpisce, al di là della tensione narrativa, è la struttura stessa del film, che procede con il ritmo di un fumetto noir mentre riflette sulle dinamiche del male. "Lo sai come andrà a finire questa storia", dice il boss interpretato da Renato Carpentieri, quasi sfidando lo spettatore a riconoscere il destino già scritto dei personaggi. Eppure, tra i colpi di scena e le atmosfere claustrofobiche, emergono squarci di umanità: Gassmann e Gheghi, legati da un rapporto ambiguo, rappresentano due facce della stessa medaglia, dove la crudeltà convive con barlumi di redenzione.




