Poliziotti in Albania, tra lunghe passeggiate e costi elevati
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Redazione Interno
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Nel contesto del protocollo con l'Albania, volto alla gestione dei migranti, emerge una situazione paradossale: i poliziotti italiani, inviati per presidiare i centri di accoglienza, si trovano a trascorrere le giornate in lunghe passeggiate mattutine, in attesa dell'arrivo dei migranti. La questione, già di per sé controversa, si complica ulteriormente alla luce dei costi sostenuti per il loro alloggio. Il Ministero dell'Interno ha stimato una spesa massima di 9 milioni di euro per ospitare i 295 operatori delle Forze di Polizia, con un costo giornaliero di 80 euro per agente. Tuttavia, le condizioni in cui si trovano a operare sono tutt'altro che ottimali: mancano persino gli strumenti di base per la pulizia, come lo spazzolone del water.
Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha risposto con un laconico "lo faremo sapere" a chi gli chiedeva quanto costasse realmente il Cpr in Albania, evidenziando le perplessità di un modello che rischia di saltare tra un'emergenza giuridica e l'altra. La sinistra, rappresentata da Elly Schlein e dal M5s, ha criticato aspramente l'iniziativa, definendola uno "spreco" di risorse che potrebbero essere meglio impiegate in Italia. La polemica si è ulteriormente infiammata con la pubblicazione della nota spese sugli alloggi degli agenti, che ha sollevato dubbi sulla gestione dei fondi stanziati dal Viminale.
Nonostante le critiche, il modello Albania ha trovato apprezzamento in mezza Europa, ma continua a non convincere l'opposizione italiana, che punta il dito contro i fondi destinati all'alloggio dei poliziotti. La sinistra ha trovato un altro modo per fare polemiche, criticando le condizioni di lavoro degli agenti di polizia, che, secondo loro, sono più che ottime. Tuttavia, la questione rimane aperta, con il rischio che il progetto politico possa risultare nullo se non si troveranno soluzioni adeguate per migliorare le condizioni operative degli agenti e la gestione dei fondi pubblici.




