Milan, casting aperto per l’allenatore: Rangnick candida Jaissle, Pochettino non chiude
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Redazione Sport
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La prossima stagione del Milan, complice l’esonero di Massimiliano Allegri e la conseguente rivoluzione ai piani alti di via Aldo Rossi, si sta già scrivendo a suon di incontri, telefonate e profili incrociati. Gerry Cardinale e Zlatan Ibrahimovic, spalleggiati dal neocesareo Massimo Calvelli, hanno fissato una scadenza perentoria: tra sette e dieci giorni la nuova guida tecnica, e con ogni probabilità anche il nuovo assetto dell’area sportiva, dovrà avere un volto.
L’urgenza deriva dalla necessità di programmare il mercato, ma anche dal fallimentare epilogo della stagione che ha consegnato il club alla prossima Europa League.
E così, mentre il Napoli ha già soffiato ai rossoneri l’ex obiettivo Allegri per la propria panchina – il tecnico livornese, dopo il divorzio da San Siro, ha trovato subito una sistemazione nel capoluogo campano –, il casting per il dopo-Allegri si allarga a dismisura, seguendo spesso due binari paralleli che dipendono soprattutto da una variabile cruciale: il nome del futuro direttore sportivo o, più in generale, del capo dell’area tecnica.
Il rebus della panchina e il “metodo Rangnick”
Se c’è un nome che torna ciclicamente a fare capolino nelle strategie di RedBird, quello è Ralf Rangnick. Il tecnico tedesco, attuale commissario tecnico dell’Austria, è il prescelto dal fondo americano per rivestire un ruolo di supervisore dell’intera area sportiva, una sorta di factotum con poteri decisionali estesi che già gli erano stati promessi in passato prima del clamoroso passo indietro.
Stavolta, però, la trattativa sembra più corposa: secondo le ultime ricostruzioni, Rangnick avrebbe incontrato Cardinale e Ibrahimovic a Vienna, dettagliando le sue richieste e, soprattutto, il suo timing. L’ostacolo maggiore è rappresentato dai Mondiali in programma: il suo contratto con la federazione austriaca scade a luglio, subito dopo la rassegna iridata, e l’ex stratega del Lipsia non intende mollare la panchina della sua nazionale a ridosso dell’appuntamento più importante.
E proprio in quella riunione, come riportato dalla Gazzetta dello Sport, Rangnick ha tirato fuori dal cilindro il nome del suo pupillo per la panchina: Matthias Jaissle. Chi è costui? Un giovane allenatore tedesco di 38 anni, attualmente in forza all’Al Ahli dell’arabia saudita, ma con un curriculum che profuma di Red Bull a chilometri di distanza. Jaissle ha infatti guidato il Liefering e poi il Salisburgo nel florido vivaio della galassia austriaca, dimostrando di saper vincere nonostante l’età.
Nel deserto saudita ha poi alzato due AFC Champions League Elite consecutive, un trofeo che, sebbene geograficamente lontano dai riflettori del calcio che conta, parla chiaro di una mentalità vincente. La candidatura di Jaissle è il tentativo di coniugare il progetto di Rangnick – che vuole il controllo totale su scouting e strategie – con la necessità di un profilo giovane e plasmabile, lontano dai vetusti schemi del calcio italiano. Ma non è l’unico a bussare alla porta di Milanello.
Pochettino apre (a metà) e la pista Iraola si complica
Mauricio Pochettino, attuale commissario tecnico degli Stati Uniti, non ha mai smesso di fare da sfondo alle trattative di Casa Milan. L’argentino, che guiderà la nazionale a stelle e strisce nel Mondiale casalingo, ha rilasciato dichiarazioni eloquenti ai cronisti: “Se i miei agenti hanno incontrato il Milan? È possibile, perché devono fare il loro lavoro. Certo, ho incontrato alcune persone, di diversi club, ma si tratta di semplici chiacchiere, perché nel calcio abbiamo amici ovunque”.
Un’apertura di credito, insomma, che tiene viva la fiamma della suggestione, anche se i tempi stretti imposti da Cardinale e Ibrahimovic (sette-dieci giorni) cozzano con l’impegno del “Toro” fino a luglio inoltrato. Pochettino rimane in lizza, un nome di caratura internazionale in grado di richiamare talenti, ma la sua candidatura è inevitabilmente condizionata dall’esito del mondiale americano e, soprattutto, dalla volontà dei rossoneri di attendere un turno così lungo.
Mentre Rangnick spinge per il suo protetto, un’altra pista calda sembra essersi invece raffreddata in modo significativo. Parliamo di Andoni Iraola, il tecnico spagnolo in uscita dal Bournemouth. Per giorni è stato considerato l’uomo giusto al momento giusto: giovane, votato al gioco offensivo e alla pressione alta, l’esatto opposto dell’impronta lasciata da Allegri. Eppure, nelle ultime ore, l’entusiasmo si è trasformato in cautela.
Secondo fonti vicine alla società inglese, il tecnico basco avrebbe interrotto i dialoghi con il Milan, frenato dalle titubanze legate all’instabilità dirigenziale del club – mancano ancora i vertici nell’area tecnica e amministrativa. La tentazione di restare in Premier League è forte, con il Crystal Palace (fresco trionfatore della Conference League) e il Bayer Leverkusen pronti ad accoglierlo a braccia aperte.
Iraola, consapevole del proprio valore, aspetta forse la chiamata di un top club più solido o, semplicemente, ha visto nel caos milanese un rischio troppo alto per la sua giovane carriera. Se ne vada o resti, la sua finestra di trattativa con i rossoneri appare ormai in fase calante se non del tutto chiusa.
Due correnti e un casting che si allarga
La situazione attuale, dunque, è quella di una dirigenza divisa tra due linee guida non ancora allineate. Da un lato c’è la “soluzione Rangnick”, che porterebbe con sé una rivoluzione copernicana e un tecnico di fiducia come Jaissle, un underdog che avrebbe tutto da dimostrare. Dall’altro, la ricerca di un direttore sportivo che non sia necessariamente un super-manager accentratore: il nome di Ramon Planes (ex Barcellona) è stato accostato ai piani alti, così come quello di Fabio Paratici, nonostante i trascorsi legali che ne hanno segnato la recente sospensione.
E se il ruolo di direttore sportivo dovesse cadere su un profilo diverso da Rangnick, la lista dei candidati in panchina si allungherebbe nuovamente, includendo nomi come Xavi, l’ex tecnico del Barcellona, o Oliver Glasner, l’allenatore che sta lasciando il Crystal Palace dopo un triennio ricco di soddisfazioni.
Ibrahimovic e Cardinale, insomma, stanno giocando a scacchi su più tavoli contemporaneamente. Da una parte la tentazione di affidare le redici del progetto a uno stratega navigato come Rangnick (con la sua creatura Jaissle in panchina), dall’altra la costruzione di un asse più classico tra un direttore sportivo italiano (o italianizzato) e un allenatore di fama internazionale. Quel che è certo è che il Milan non può più permettersi passi falsi: il tempo stringe e il mercato estivo è alle porte.
La sensazione, leggendo i retroscena che arrivano da Milanello, è che tutto dipenderà dalla prossima mossa di Gerry Cardinale. Se vorrà la sicurezza di un nome altisonante come Pochettino (accettando di aspettare l’estate) o se preferirà l’intransigenza tattica di Rangnick, con il rischio di affidare la panchina a un trentottenne che in Europa non ha mai davvero allenato ai massimi livelli. La rivoluzione è appena iniziata, e le prossime ore saranno cruciali per capire che forma avrà il nuovo Milan.




