Hantavirus, lo Spallanzani al lavoro sui test: il giallo del “paziente zero” e le tracce del turista inglese
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Redazione Salute
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Roma si conferma il centro nevralgico della sorveglianza epidemiologica nazionale. È nell’ospedale Spallanzani, struttura di riferimento per le malattie infettive, che oggi si concentrano le analisi decisive per fare chiarezza sulla catena dei contatti legati all’allarme Hantavirus. I virologi dell’istituto romano hanno ricevuto il campione biologico di Federico Amaretti, il giovane marittimo di 25 anni originario della Calabria, la cui esistenza è stata sconvolta da un viaggio di rientro da Johannesburg costellato di apprensione. Lui, che da sabato è rinchiuso in un isolamento fiduciario nella sua abitazione per aver incrociato la passeggera poi deceduta, attende ora risposte certe mentre i medici analizzano i suoi tessuti alla ricerca del virus letale. Le cronache raccontano di un viaggio drammaticamente normale per quel ragazzo, il quale aveva semplicemente preso un volo KLM per tornare dalla sua famiglia, scalandando ad Amsterdam prima di toccare il suolo di Fiumicino proprio il 26 aprile, senza sapere di condividere l’aria con una tragica statistica.
Il caso di Milano e il tour italiano del sessantenne britannico
La mappa dei contatti sospetti, però, non si esaurisce con il giovane calabrese o con la turista argentina ricoverata a Messina per polmonite. Un’altra storia, altrettanto inquietante per la sua natura “normale”, riguarda un turista inglese di sessanta anni. L’uomo, rintracciato martedì sera in un bed&breakfast di Milano dopo essere stato dichiarato “disperso” dalle autorità sanitarie inglesi, è attualmente in isolamento all’ospedale Sacco del capoluogo lombardo. La sua vacanza italiana, durata circa diciassette giorni, rappresenta un potenziale rompicapo per i tracciatori: partito dalla lontana isola di Sant’Elena, lo stesso volo che lo ha portato a Johannesburg era condiviso con la moglie dell’uomo definito “paziente zero”, e cioè la donna olandese poi deceduta. Da fine aprile a oggi, il sessantenne ha attraversato le principali città d’arte: Roma, Firenze, Venezia e infine Milano, muovendosi in libertà prima che scattasse l’allerta e venisse trasferito in ospedale assieme a un amico che lo accompagnava.
La ricognizione nelle strutture e l’isolamento del ragazzo di Reggio
Mentre i tecnici dello Spallanzani lavorano sui campioni, sul fronte territoriale l’Asp di Lamezia Terme ha avviato una ricognizione serrata sui dispositivi di sicurezza e i protocolli in vigore nell’ospedale locale e nelle strutture sanitarie diffuse. Un’attività, questa, finalizzata a verificare la tenuta del sistema di fronte a una minaccia che, sebbene considerata a basso impatto per la popolazione generale secondo l’Oms, richiede la massima cautela operativa. Nel frattempo, dall’isolamento di Villa San Giovanni, il diretto interessato, Federico Amaretti, ha voluto spezzare il silenzio che circonda la sua quarantena per restituire una dimensione umana a quella che molti giornali hanno già etichettato come la cronaca di un “contagiato”. Lui, che si dichiara in ottima forma, senza il minimo accenno di tosse o febbre, ha raccontato il disorientamento per una notizia che lo ha dipinto come malato ancor prima che i medici dell’Asp lo visitassero o gli prelevassero i campioni definitivi. “Mi hanno dato per contagiato ancora prima delle analisi”, avrebbe confidato ai sanitari che lo seguono, ricevendo la telefonata rassicurante del medico calabrese pronto a intervenire al primo segnale di crisi.
L’evoluzione della sorveglianza e il principio di massima cautela
A livello nazionale, l’allerta ha innescato un meccanismo di sorveglianza attiva che riguarda sei persone attualmente monitorate sul territorio italiano, tra cui anche una turista argentina finita in ospedale a Messina per una polmonite. Per tutti loro, il ministero della Salute ha adottato un approccio basato sul “principio di massima cautela”, dato che il virus delle Ande (ceppo Andes) ha mostrato in questa circostanza una capacità di trasmissione interumana che ha colto di sorpresa gli epidemiologi, pur rimanendo un evento raro. Le quarantene, come quella del sessantenne inglese destinato a restare isolato fino al prossimo 6 giugno, non sono frutto di un panico generalizzato ma l’applicazione rigida di un protocollo che impone fino a 42 giorni di osservazione. L’obiettivo, per il sistema sanitario, è isolare i frammenti di una catena epidemica partita da una nave da crociera ai confini del mondo e interrotta solo dalla morte della passeggera olandese, unico trait d’union tra i sospetti sparsi tra Roma, Milano e la Calabria.




