Meloni e Landini, la polemica sulla parola "cortigiana"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Anche una parola, quando viene scagliata nel dibattito pubblico, può trasformarsi in un ordigno lessicale, capace di spostare l'attenzione dai contenuti alla pura forma. È quanto accaduto con il termine "cortigiana", pronunciato in diretta televisiva dal segretario della Cgil Maurizio Landini e immediatamente raccolto, come un guanto di sfida, dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L'episodio, che ha avuto come cornice una trasmissione di approfondimento, ha rapidamente abbandonato le questioni di merito – le manifestazioni di piazza e la posizione del governo sulla tregua in Medio Oriente – per approdare su un terreno diverso, quello del significato delle parole e della loro carica potenzialmente offensiva. Landini, con toni netti, aveva accusato la premier di essersi limitata a "fare la cortigiana di Trump" senza muovere un dito, un'affermazione che ha immediatamente generato un vespaio di reazioni.

La replica social con il dizionario

La risposta di Giorgia Meloni, arrivata nelle ore di intenso lavoro per la chiusura della manovra economica, non si è fatta attendere e ha scelto i social network come arena privilegiata. La presidente del Consiglio, bypassando ogni argomentazione politica, ha replicato pubblicando la definizione da dizionario del vocabolo contestato, puntando il dito sul significato figurato di "cortigiana", che viene indicato come "prostituta". Una mossa, la sua, che ha spostato il fulcro della polemica dalla sostanza dell'attacco politico alla sfera semantica e, secondo molti osservatori, a quella della dignità personale. La maggioranza di governo è prontamente scesa in campo per esprimere solidarietà alla leader, denunciando il carattere sessista dell'insulto e invocando uno "stop all'odio" proveniente dall'opposizione.

Il verdetto della Crusca e il dibattito linguistico

La disputa, che pure affonda le sue radici in un aspro scontro politico, ha così finito per investire il mondo della lessicografia, chiamato a pronunciarsi sulla correttezza dell'utilizzo moderno di un termine dal retaggio storico complesso. Secondo gli esperti dell'Istituto della Enciclopedia Italiana, infatti, la parola "cortigiana" possiede un doppio binario interpretativo: da un lato, conserva l'accezione storica di donna di cultura, spesso raffinata intellettuale, legata alla vita di corte; dall'altro, ha assunto nel linguaggio comune una connotazione marcatamente dispregiativa. È quest'ultimo significato, ormai prevalente nell'uso contemporaneo, a configurarsi oggi come un'offesa, svuotando la parola del suo originario valore neutro o positivo e trasformandola in un sinonimo di sudditanza e servilismo.

Le parole come strumento di conflitto

L'episodio, al di là delle immediate conseguenze politiche, illumina con crudo realismo il potere che le parole conservano nel plasmare il dibattito pubblico e nel definire i toni dello scontro. Quello che inizialmente poteva essere letto come un riferimento alla relazione internazionale con l'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, è stato percepito e ritradotto come un attacco personale e denigratorio. La scelta di replicare con una definizione da vocabolario ha segnato una precisa strategia comunicativa, spostando la discussione su un piano che trascende la critica politica per toccare temi come il rispetto e la correttezza del linguaggio, dimostrando, ancora una volta, come nella dialettica democratica il significante possa talvolta oscurare il significato.

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