Messina, il Dna tradisce il quarantunenne: droga e armi clandestine in casa, scatta l’arresto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procedura, stando a quanto si è potuto ricostruire, ha avuto origine da un controllo svolto nell’aprile del 2024, quando gli agenti della Squadra Mobile, impegnati in servizi di contrasto allo spaccio, avevano perquisito l’abitazione dell’uomo e le aree comuni del condominio. In quell’occasione, all’interno delle cantine erano saltati fuori due pistole – una a salve con canna modificata in modo artigianale e una calibro 22 con la matricola abrasa, il che le rendeva clandestine a tutti gli effetti – oltre a circa cento grammi di cocaina e trecento di hashish. Allora, non essendoci elementi per legare inequivocabilmente quel materiale al quarantunenne, per lui era scattata una denuncia a piede libero.

A distanza di mesi, tuttavia, sono arrivati i riscontri oggettivi attesi dagli investigatori. Gli accertamenti tecnici condotti dalla Polizia Scientifica, focalizzati sull’estrazione del profilo genetico, hanno restituito un responso inequivocabile: il Dna del sospettato era presente sulle armi sequestrate e sugli involucri dello stupefacente ritrovato nelle pertinenze condominiali. Una prova, questa, che ha fornito alla Procura della Repubblica di Messina la base per richiedere e ottenere dal Giudice per le Indagini Preliminari una nuova ordinanza, questa volta applicativa di una misura cautelare personale, eseguita dagli agenti nei giorni scorsi.

La perquisizione contestuale all’arresto e il nuovo arsenale nascosto

Proprio nel momento in cui si è proceduto a notificare il provvedimento restrittivo – che ha portato l’indagato in carcere – la Polizia ha voluto estendere la perquisizione, e non solo all’appartamento. Gli investigatori, forti anche della nuova consapevolezza sui legami tra l’uomo e i precedenti ritrovamenti, hanno setacciato nuovamente la cantina di sua pertinenza, scoprendo che il tempo intercorso non aveva mutato le abitudini del quarantunenne.

All’interno del locale sono state rinvenute e sequestrate altre tre armi, destinate ad alimentare il panorama dell’illegalità: una pistola semiautomatica anch’essa oggetto di modifiche artigianali, un revolver calibro 38 Special con la matricola abrasa, e una pistola antica ad avancarica, completamente priva di segni identificativi. Il tutto condito da munizionamento di vario calibro, a dimostrazione di un potenziale uso che travalica la semplice detenzione. Ma non è finita qui, perché nell’immediatezza dell’operazione, gli agenti hanno recuperato anche dieci grammi di cocaina, un quantitativo che si aggiunge ai precedenti e che aggrava ulteriormente il quadro indiziario.

Il maxi-ritrovamento di marijuana e il nodo delle indagini in corso

La perquisizione, però, ha portato alla luce un elemento di dimensioni ben più vaste, che complica il quadro investigativo e apre un nuovo fronte per gli inquirenti. Sempre all’interno degli spazi condominiali – un dettaglio, questo, che emerge con chiarezza dalle cronache – gli agenti della Squadra Mobile hanno fatto una scoperta imponente: circa quindici chilogrammi di marijuana, nascosti in attesa di essere verosimilmente immessi nel mercato dello spaccio.

Un carico di tale portata, che supera di gran lunga il consumo personale, pone interrogativi sulla logistica e sulla titolarità della sostanza. Al momento, come precisato dagli stessi investigatori, sono in corso accertamenti mirati a comprendere se questo ingente quantitativo di stupefacente fosse nella disponibilità esclusiva dell’uomo appena arrestato o se, invece, faccia capo ad altri soggetti che utilizzano il medesimo stabile come base logistica. La presenza del Dna dell’indagato sui reperti del primo ritrovamento, si badi bene, non implica automaticamente un suo coinvolgimento diretto nella partita di marijuana da quindici chili, anche se la contestualità dei fatti lascia pochi dubbi agli investigatori sull’esistenza di un crocevia di attività illecite in quel comprensorio.

Il profilo dell’indagato e la strategia della Procura

L’uomo, un messinese con precedenti specifici alle spalle e che ha da poco compiuto quarantadue anni, si trova ora rinchiuso nel carcere di Gazzi. La misura cautelare, voluta dal Gip su impulso della Procura, si basa proprio sulla pericolosità sociale desunta dal possesso di un così variegato arsenale – che spazia dalle armi comuni da sparo modificate a ordigni privi di qualsiasi tracciabilità – e dalla disponibilità di consistenti partite di droga, segno di un’attività di spaccio strutturata e non episodica.

L’operazione, condotta dalla Polizia di Stato, ha il pregio di aver chiuso il cerchio su una vicenda che rischiava di rimanere irrisolta, grazie all’uso della scienza e alla tenacia degli investigatori, i quali non si sono accontentati del primo, parziale risultato. Resta ora da capire, attraverso le indagini in corso coordinate dalla magistratura, se il quarantunenne agisse in solitaria o fosse parte di un ingranaggio più ampio, magari proprio quello che ha lasciato in deposito i quindici chili di marijuana nelle parti comuni dello stabile. La mole di armi e droga sequestrata, in ogni caso, rappresenta un duro colpo per il mercato illegale della città, togliendo dalla circolazione strumenti di offesa e sostanze che avrebbero alimentato la criminalità diffusa.

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