Influenza K, la variante che accelera la stagione: atteso il bollettino dopo le feste
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Redazione Salute
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La curva epidemica dell’influenza stagionale, come ampiamente previsto dagli esperti, mostra ora una decisa impennata, spinta in particolare dalla circolazione di una variante del virus A/H3N2, identificata come sottoclade K, la cui contagiosità sembra essere particolarmente elevata. Questo ceppo, diventato ormai dominante nel panorama virologico nazionale, ha trovato un terreno estremamente fertile nella dinamica sociale delle festività natalizie, un periodo tradizionalmente segnato da un intensificarsi degli incontri e delle occasioni di aggregazione, che inevitabilmente moltiplicano le opportunità di trasmissione del patogeno. Si stima, infatti, che il numero complessivo di casi si stia rapidamente avvicinando alla soglia del milione, un traguardo che verosimilmente verrà superato proprio nei prossimi giorni, quando gli effetti del contagio durante le celebrazioni si tradurranno in nuove diagnosi.
L’attesa per i dati ufficiali dopo la pausa tecnica
Per avere un quadro numerico preciso e aggiornato dell’impatto che le feste hanno avuto sulla diffusione del virus, occorre tuttavia attendere la pubblicazione del nuovo bollettino della sorveglianza RespiVirNet, curato dall’Istituto superiore di sanità. La sua uscita, originariamente prevista per venerdì 26 dicembre, giorno di Santo Stefano, è stata posticipata a lunedì 29 dicembre, lasciando gli operatori sanitari in una momentanea attesa di dati ufficiali. “Non sappiamo esattamente quello che è successo nella settimana di Natale”, ha osservato Matteo Bassetti, primario di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, il quale ha comunque definito quel periodo “una settimana tosta”, caratterizzata da “un aumento importante dei casi che cresceranno ancora di più la successiva”.
Un quadro clinico che include sintomi gastrointestinali
Oltre all’elevata trasmissibilità, ciò che viene segnalato dai medici di base e dai reparti ospedalieri è una presentazione clinica che, in un numero significativo di pazienti, non si limita ai classici sintomi respiratori. Bassetti ha evidenziato come molti degli individui colpiti abbiano manifestato, insieme alla febbre, un corollario di disturbi a carico dell’apparato gastrointestinale, come vomito, nausea, diarrea e mal di pancia. Questo aspetto, sebbene non del tutto inedito per i virus influenzali, contribuisce a delineare un quadro di malessere particolarmente debilitante e spiega, in parte, l’alto tasso di assenza dal lavoro e dalle scuole registrato in queste settimane.
La fase espansiva e le fasce d’età più colpite
La stagione, secondo l’analisi degli infettivologi, si trova ancora in una piena “fase espansiva”, come ha precisato Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore della Scuola di specializzazione in Igiene dell’Università Statale di Milano. Una conferma di questa tendenza in crescita si evince dall’osservazione dei gruppi più vulnerabili: i dati della settimana precedente alle feste, infatti, mostravano un’incidenza in netta ascesa soprattutto tra i bambini piccoli, nella fascia di età compresa tra zero e quattro anni. Proprio i più piccoli, spesso veicolo di contagio all’interno dei nuclei familiari, risultano tra i principali bersagli del virus in questa fase, indicando che la curva epidemica non ha ancora raggiunto il suo apice, il quale è atteso plausibilmente nel corso del mese di gennaio.




