La Vinotinto sul tetto del mondo: Venezuela campione nel baseball battendo gli Stati Uniti
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Redazione Sport
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Il diamante di Miami, lo stesso che per anni ha incoronato i campioni delle Major League, ha assistito a un’apoteosi inaspettata quanto storicamente significativa. La nazionale venezuelana di baseball, la “Vinotinto”, ha infatti conquistato per la prima volta il Titolo del World Baseball Classic, imponendosi con il punteggio di 3-2 sulla selezione di casa, gli Stati Uniti, in una finale giocata martedì sera e caratterizzata da una tensione e una qualità tecnica degne delle migliori pagine di questo sport. Non si è trattato soltanto di una vittoria, ma di un vero e proprio trionfo costruito su una partenza a razzo e difeso con i denti contro i colpi di coda di una squadra americana dal monte ingaggi da capogiro, un roster che, per usare le parole della rassegna stampa internazionale, metteva insieme cifre offensive da 382 fuoricampo e 1111 punti battuti a casa nell’ultima stagione MLB.
A deciderla, nel nono inning, è stata la stoccata di Eugenio Suárez: un doppio in gap che ha spinto a casa la corsa del definitivo sorpasso, dopo che gli Stati Uniti avevano trovato le energie per agguantare il pareggio grazie a un devastante fuoricampo di Bryce Harper nell’ottavo. Prima di quel momento di ordinaria amministrazione per un battitore del suo calibro, la partita era stata saldamente in mano al Venezuela, capace di portarsi sul 2-0 grazie a un sacrificio di Maikel Garcia e a un home run solitario di Wilyer Abreu. Il merito di questo successo, però, va ascritto in larga parte al monte di lancio: il partente Eduardo Rodríguez ha letteralmente imbrigliato la potentissima offensiva a stelle e strisce, concedendo una sola valida in cinque riprese e mettendo a referto quattro strikeout, due dei quali ai danni del capitano americano Aaron Judge, inchiodato a uno 0 su 4 di giornata. Il bullpen venezuelano ha poi completato l’opera, mantenendo la squadra in partita anche dopo il momentaneo pareggio e gettando le basi per l’eroe di giornata, Daniel Palencia, che ha chiuso il nono senza lasciare scampo agli avversari.
Il cammino della “Vinotinto” verso questo alloro mondiale è stato lastricato di imprese. Dopo aver superato un girone complicato, i ragazzi guidati da Omar López hanno prima eliminato nei quarti di finale i campioni uscenti del Giappone, rimontando uno svantaggio, e poi in semifinale hanno avuto la meglio sull’Italia, la rivelazione del torneo, che era arrivata a sette out dalla finale. Un percorso netto contro alcune delle scuole baseballistiche più importanti del pianeta, che ha conferito ancor più valore al sigillo finale messo a Miami. Il premio di MVP della manifestazione è andato a Maikel Garcia, autore di dieci valide in sette gare con una media battuta di.385.
La festa tricolore a Caracas e la reazione politica
Mentre a loanDepot park migliaia di tifosi venezuelani, la cui comunità a Miami supera le 250mila persone, trasformavano lo stadio in un’estensione di Caracas, nella capitale venezuelana la vittoria ha scatenato una gioia incontenibile. Le strade si sono riempite di bandiere, clacson e cori, in un’esplosione di orgoglio nazionale che ha travalicato i confini del semplice evento sportivo. Il giorno successivo alla finale, la presidente incaricata Delcy Rodríguez – subentrata a Nicolás Maduro dopo il suo sequestro da parte degli Stati Uniti in un’operazione militare a Caracas lo scorso gennaio – ha dichiarato il 18 marzo “giornata di festa nazionale”. In un messaggio pubblicato sui suoi canali social, la Rodríguez ha invitato la popolazione a scendere in piazza per celebrare l’impresa, definendola una vittoria della “passione, del talento e dell’unità che ci caratterizzano come venezuelani”. Il suo messaggio, carico di riferimenti all’orgoglio patrio e al valore del gruppo, ha trovato un riscontro immediato in una nazione che vive lo sport come una delle sue principali ragioni di identità collettiva.
L’Italia già qualificata per il 2029 e il secondo ko per gli USA
Se per il Venezuela si tratta di un’apoteosi storica, il torneo lascia in eredità altri due significati. Per gli Stati Uniti, nonostante un roster definito il più forte di sempre, arriva la seconda sconfitta consecutiva in una finale dopo quella subita nel 2023 contro il Giappone. L’attacco, reduce da una semifinale vinta di misura contro la Repubblica Dominicana, non ha mai davvero ingranato, producendo appena quattro punti nelle ultime due gare e lasciando l’amaro in bocca per un’occasione irripetibile. Dall’altro lato, c’è la soddisfazione dell’Italia: il quarto posto finale, il miglior piazzamento di sempre per una nazionale europea nella competizione, vale la qualificazione diretta all’edizione del 2029, un traguardo che certifica la crescita di un movimento capace di competere ad altissimi livelli. La notizia, ufficializzata dalla World Baseball Softball Confederation, rappresenta un’iniezione di fiducia per il futuro del baseball nel nostro paese, proiettandolo verso la prossima edizione del torneo iridato con la consapevolezza di poter recitare un ruolo da protagonista.




