Spari vicino alla Casa Bianca durante un evento di Trump: un uomo armato ferito dal Secret Service

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Washington rivive l’incubo delle armi a distanza di una sola settimana dal tentato assassinio che aveva preso di mira Donald Trump durante la cena dei corrispondenti della stampa, e questa volta la paura si materializza a pochi isolati dalla residenza presidenziale, gettando nel caos un pomeriggio di fine primavera nella capitale americana.

I fatti si sono consumati intorno alle 15:30 locali all’incrocio tra la 15th Street e la Independence Avenue, un’area strategica situata nei pressi del celebre Washington Monument e battuta da un flusso costante di turisti e visitatori, quando alcuni agenti in borghese del Secret Service – il scelto preposto alla sicurezza del presidente – hanno notato un individuo dall’atteggiamento guardingco, la cui sagoma lasciava intravedere l’impronta di un’arma nascosta sotto gli indumenti. Invece di procedere a un fermo immediato, gli operatori hanno prima seguito l’uomo a distanza per valutarne le intenzioni, fino a quando, all’arrivo delle pattuglie in divisa, il soggetto ha tentato una precipitosa fuga, estraendo l’arma e aprendo il fuoco contro gli agenti. A quel punto, la reazione delle forze dell’ordine è stata immediata e letale: gli uomini del Secret Service hanno fatto fuoco a loro volta, ferendo gravemente l’aggressore, le cui condizioni di salute – al momento della diffusione della notizia – restavano avvolte nel riserbo più assoluto.

Lockdown immediato e la presenza di Trump nella East Room

La dinamica dell’accaduto ha innescato un meccanismo di sicurezza ferreo e immediato, che ha portato all’attivazione del lockdown totale della Casa Bianca, una procedura d’emergenza resa ancora più critica dal fatto che, proprio mentre gli spari echeggiavano nei paraggi, il presidente Trump si trovava all’interno della East Room, intento a presiedere un evento riservato a un gruppo selezionato di imprenditori, il che ha reso necessario un rastrellamento immediato dell’intero perimetro per scongiurare qualsiasi ipotesi di minaccia interna al complesso. Non è stata solo la residenza a subire le conseguenze dell’allarme: sul lato opposto, quello del North Lawn dove solitamente sostano i cronisti, la tensione è stata palpabile, con i giornalisti accreditati letteralmente fatti rientrare di corsa nella sala stampa, abbandonando le postazioni all’aperto sotto la scorta degli agenti che urlavano ordini concitati, mentre una fitta rete di transenne e auto blu isolava l’intero quartiere governativo.

Un passante minorenne coinvolto nello scambio a fuoco

Se il movente dell’aggressione resta ancora avvolto nel mistero – e non si sa quindi se l’obiettivo fosse il presidente o se si sia trattato di un episodio dalla natura diversa, magari legata a contrasti personali o a un gesto insano –, le indagini condotte dal Dipartimento di Polizia Metropolitana di Washington insieme ai vertici del Secret Service hanno dovuto fare i conti con una complicazione inaspettata: quella di un passante rimasto ferito nella furiosa scarica di proiettili. Si tratterebbe di un minorenne, la cui identità non è stata diffusa, trasportato d’urgenza in un nosocomio locale; stando alle prime dichiarazioni ufficiali rilasciate dal direttore aggiunto del Secret Service, gli investigatori sul campo ritengono con un ragionevole margine di certezza che il ragazzo sia stato raggiunto proprio dai proiettili sparati dall’aggressore – e non dalla polizia –, e che le ferite riportate, sebbene dolorose, non siano tali da mettere in pericolo la sua vita. Questo episodio aggiunge un alone di tragica casualità a una giornata già segnata dall’emergenza, sollevando inevitabili interrogativi sulla sicurezza dei civili in un'area pubblica che, nonostante l’altissimo profilo di rischio, rimane accessibile ai pedoni.

Il clima di tensione a una settimana dall’attacco all’hotel Hilton

L’ombra del recente passato, con l’attacco alla cena dei corrispondenti avvenuto all’hotel Hilton, aleggia pesantemente su questa nuova sparatoria; in quell’occasione un uomo armato di coltelli e pistole era riuscito a eludere i varchi di controllo, tanto che proprio nelle stesse ore in cui avveniva l’intervento nei pressi del Monumento, l’aggressore di quella vicenda – un trentunenne comparso in tribunale – ascoltava il giudice Zia Faruqui scusarsi per le dure condizioni di detenzione a lui riservate, un dettaglio che testimonia quanto la macchina della giustizia e quella della sicurezza stiano correndo su due binari paralleli in questa fase storica per la capitale. Le immagini diffuse sui social network mostrano una popolazione in preda allo sconcerto e un cordone di sicurezza che si estende per chilometri, con le arterie principali paralizzate dal traffico, mentre la stampa locale si chiede, retoricamente, se questo non sia il sintomo di un clima politico ormai irrimediabilmente degenerato negli Stati Uniti. Per il presidente Trump, che ha continuato il suo evento senza apparenti interruzioni (pur sotto la costante scorta ravvicinata), l’ennesima scampata fortuna non fa che riaccendere i riflettori sulle sue condizioni di capo dello Stato più esposto al mondo.

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