Addio a Emilio Fede, il volto televisivo di un'epoca
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Redazione Interno
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Emilio Fede, la cui scomparsa è avvenuta all'età di novantaquattro anni, rimane una figura emblematica del panorama mediatico italiano, indissolubilmente legata a un preciso periodo storico e politico. La sua lunga carriera, che lo ha visto protagonista assoluto del telegiornale di Rete4 delle diciannove, si è configurata come un fenomeno unico, trasformando il notiziario in un appuntamento di tele-devozione per molti e in un oggetto di derisione per altri. Quella edizione divenne, infatti, molto più di una semplice rassegna stampa: assunse i contorni di un monologo teatrale, un vero e proprio rito quotidiano dove l'informazione si mescolava, spesso fino a confondersi, con la propaganda, sfiorando a tratti i limiti di una comicità involontaria.
La sua ascesa, che lo portò a essere definito "il Fido" per la proverbiale vicinanza a Silvio Berlusconi, conobbe però una caduta altrettanto plateale, segnata da vicende giudiziarie e personali che ne offuscarono la figura pubblica. Gli eccessi della chirurgia estetica, che ne modificarono il volto e il fisico negli anni del declino, divennero il simbolo esteriore di una parabola discendente. La sua amicizia con il Cavaliere, che aveva fondato il suo successo, si trasformò in quel "fedismo" che finì per identificare un intero modo di fare informazione, asservito al potere e lontano dai canoni tradizionali del giornalismo.
Le disavventure giudiziarie, che lo videro coinvolto in inchieste sul gioco d'azzardo e che culminarono con un arresto, contribuirono a scrivere gli ultimi, foschi capitoli di una biografia già complessa. Questi episodi, trattati dalla cronaca nera con il necessario rigore e senza inutili sensazionalismi, segnarono profondamente la sua esistenza, allontanandolo anche da antiche amicizie. Lo stesso clima velenoso di Tangentopoli, come egli stesso ebbe modo di ricordare, fu causa della frattura di rapporti personali e professionali che sembravano solidi.




