Giancarlo Gentilini muore a 95 anni: Treviso perde lo "Sceriffo", simbolo di un'epoca

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è spento ieri pomeriggio, poco dopo le 17, Giancarlo Gentilini, figura indissolubilmente legata alla storia recente di Treviso. Aveva 95 anni, e dopo un malore nella notte, le sue condizioni si erano aggravate fino al coma, sotto gli occhi della moglie e dei due figli. Per la città non era semplicemente un ex sindaco, né tanto meno un politico di professione – definizione che, del resto, avrebbe rifiutato con la schiettezza che lo caratterizzava. Era piuttosto il volto di un’amministrazione che, tra slogan e ordinanze senza compromessi, aveva lasciato il segno.

La sua carriera, iniziata come padre della Lega trevigiana, lo aveva portato a guidare la città per dieci anni da primo cittadino, altri dieci da vice di Gian Paolo Gobbo e, infine, due mandati da consigliere comunale. "Genty", come lo chiamavano i militanti – alcuni dei quali oggi si dicono "smarriti", quasi "credendolo immortale" – aveva costruito la sua immagine pubblica attorno a un’idea di rigore che gli era valsa il soprannome di "Sceriffo". Quando parlava, anche negli ultimi anni, Treviso ascoltava. Con la sua morte, si chiude un capitolo fatto di battaglie senza filtri, spesso controcorrente, che ne avevano definito lo stile.

I messaggi di cordoglio, arrivati da più parti, ne hanno sottolineato il ruolo oltre i confini locali. Il sindaco Mario Conte ha parlato di un "volto noto della Lega quando ancora era il partito del Nord", mentre colleghi come Da Re e Marcon hanno ricordato il suo modo di "rivoluzionare l’amministrazione". «Ci ha insegnato come governare», ha aggiunto qualcuno, evidenziando un’impronta che andava oltre gli schieramenti. Persino chi ne aveva criticato le posizioni riconosceva in lui una coerenza rara, un’aderenza a un’idea di città che, per certi versi, aveva contribuito a plasmare.

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