De Luca stravince a Salerno con il 58% senza il simbolo del Pd: quinto mandato per lo “sceriffo”
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Redazione Interno
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Trentatré anni dopo la prima volta, Vincenzo De Luca torna a Palazzo di Città e lo fa nel modo che meglio conosce: imponendo la propria cifra politica al di là delle sigle e degli apparati romani. Nelle elezioni comunali di domenica 24 maggio, l’ex governatore della Campania ha conquistato il suo quinto mandato da sindaco di Salerno con un secco 57,2% dei voti al primo turno -1, un risultato che trasforma quella che per molti era una scommessa – candidarsi a 77 anni senza il simbolo del Partito Democratico – in un plebiscito personale. I due principali sfidanti, Gherardo Maria Marenghi (centrodestra) e Franco Massimo Lanocita (M5s-Avs), si sono dovuti accontentare di percentuali di misura, appaiati entrambi intorno al 14,9% e senza neppure sfiorare l’ipotesi del ballottaggio.
Sette liste civiche, nessun simbolo dem: così si vince scavalcando il partito
De Luca, che è un dirigente nazionale del Pd con il quale ha avuto rapporti burrascosi – da Pier Luigi Bersani a Elly Schlein, passando per Matteo Renzi, con tutti ha litigato almeno una volta –, ha scelto di puntare su sette liste civiche che portano il suo marchio senza alcun riferimento al simbolo dell’ulivo. Non è la prima volta che accade: nel 2011, quando si ricandidò dopo il primo mandato, fece esattamente la stessa scelta.
La strategia, stavolta, è stata ancora più netta: il Pd regionale, guidato dal figlio Piero De Luca, ha confermato che il simbolo nazionale non sarebbe stato presentato alle amministrative salernitane. Una scelta, quella di correre da soli, che ha di fatto spaccato il centrosinistra cittadino: M5S e Alleanza Verdi Sinistra hanno corso per conto proprio con Lanocita, mentre il “campo largo” teorizzato dalla segreteria Schlein a Salerno non ha mai visto la luce.
L’affluenza più bassa della media, ma il consenso per De Luca non vacilla
L’affluenza nel capoluogo si è attestata al 63,44% - 4, un dato inferiore alla media nazionale che ha sfiorato il 68% nei comuni sotto i 15mila abitanti ma che, per una tornata amministrativa senza grandi emozioni, è stato comunque giudicato soddisfacente dagli osservatori. I numeri dello spoglio, ormai consolidati con oltre l’80% delle sezioni scrutinato nella tarda serata di ieri, hanno disegnato una geografia del voto a macchia di leopardo: De Luca ha vinto in tutti i quartieri periferici e ha resistito anche nei seggi storicamente più recalcitranti della città.
I suoi due sfidanti, entrambi alla loro prima prova da candidati sindaco in un capoluogo, hanno tenuto solo in alcune aree del centro storico e nei quartieri popolari a forte vocazione pentastellata.
Il ritorno dopo dieci anni: chiuderà il cerchio a Salerno
L’ultima volta che De Luca aveva governato la città risale al 2015, prima della lunga parentesi da presidente della Regione Campania – durata due mandati – durante la quale si è distinto per le dirette social ai tempi del Covid e le battaglie contro l’autonomia differenziata. Il ritorno a Palazzo di Città, arrivato con un anno di anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato del sindaco uscente Vincenzo Napoli (suo fedelissimo), ha dunque il sapore di una resa dei conti con la propria storia politica.
“Ringrazio di cuore i miei concittadini per un voto importante, che conferma ancora una volta l’affetto che mi hanno sempre concesso”, ha dichiarato a caldo l’ex governatore. “Da domani saremo al lavoro per la nostra comunità, in maniera concreta, senza respiro”. Per lo “sceriffo”, che ha sempre amato definirsi un amministratore pragmatico più che un politico di razza, si apre così l’ultimo capitolo di una carriera iniziata nel lontano 1993.




