Elena Chiorino si dimette (stavolta del tutto) dalla giunta Cirio: la scelta irrevocabile dopo il caso Delmastro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo un tentativo, per così dire, di tenere il piede in due staffe – o meglio, di lasciare una poltrona mantenendo l’altra – Elena Chiorino ha fatto cadere l’ultimo velo di ambiguità che ancora la legava all’esecutivo regionale del Piemonte. L’esponente di Fratelli d’Italia, finita nel vortice giudiziario e politico che ha travolto l’ormai ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, ha formalizzato al presidente Alberto Cirio le proprie dimissioni irrevocabili dall’incarico di assessore. Un passo che arriva a pochi giorni dal suo precedente addio alla carica di vicepresidente della Regione, una mossa che all’epoca era parsa a molti interlocutori, e persino a osservatori istituzionali come l’ex procuratore generale di Torino Francesco Saluzzo, quantomeno “singolare” per la sua parzialità.

La comunicazione, resa pubblica con una nota, è netta nella forma quanto nella sostanza. “Ho comunicato al presidente – ha spiegato la diretta interessata – la decisione di rassegnare le mie dimissioni irrevocabili. È una scelta che assumo per senso di responsabilità e per il bene della Regione Piemonte, della maggioranza di centrodestra e del mio partito, Fratelli d’Italia”. Una scelta, quella del doppio passo indietro definitivo, che arriva mentre le pressioni delle opposizioni in Consiglio regionale si facevano sempre più insistenti e mentre la procura di Roma procede con gli accertamenti legati alla società “Le 5 Forchette”, la compagine che gestiva il ristorante romano “Bisteccheria d’Italia” al centro della vicenda.

Il nodo della società e le dichiarazioni a difesa della “persona perbene”

Al centro delle contestazioni, infatti, c’è proprio la partecipazione di Chiorino, assieme ad altri esponenti piemontesi di Fratelli d’Italia, in quella società che vedeva come socia la figlia di Mauro Caroccia, quest’ultimo condannato in via definitiva per essere considerato dagli inquirenti un prestanome del clan camorristico dei Senese. Nelle scorse settimane, infatti, la procura di Roma ha cominciato a ipotizzare per Caroccia e per la figlia Miriam (che oggi, a vent’anni, si ritrova indagata) i reati di intestazione fittizia di beni e riciclaggio, proprio in relazione ai flussi di denaro confluiti nel locale romano.

Proprio per provare a tagliare questo nodo, o almeno per rivendicare una distanza da fatti che insistono su terze persone, Chiorino ha voluto aggiungere una postilla alla sua comunicazione di commiato. “Sono una persona perbene – ha sottolineato – e non posso accettare che vengano strumentalizzate le evoluzioni di un’indagine che riguarda terze persone, e non la sottoscritta”. Nelle sue dichiarazioni, poi, c’è anche un riferimento polemico a quelli che ha definito “presunti scoop”, citando nello specifico la possibile nomina di una sua conoscenza in un ente legato agli Special Olympics, incarico per il quale avrebbe precisato si tratti di emolumenti pari a zero e scaduto senza altre candidature.

La cronaca giudiziaria fa da sfondo a un’uscita a testa alta

Il quadro giudiziario, va detto, resta uno degli elementi determinanti nello sviluppo di questa crisi politica che ha scosso il governo regionale di centrodestra. Sebbene le dimissioni di Delmastro a livello nazionale avessero già segnato un punto di svolta, la posizione di Chiorino era rimasta per giorni in una sorta di limbo istituzionale: formalmente fuori dalla vicepresidenza, ma ancora titolare di deleghe pesanti come Lavoro, Formazione, Istruzione e Partecipate. Un equilibrio precario, questo, che le opposizioni avevano attaccato senza sosta, definendolo inconcepibile e chiedendo in aula, come avevano fatto Pd, M5S e Avs, un passo indietro totale.

A suggellare questa fase, Chiorino ha voluto ribadire la propria intenzione di non sparire dalla scena politica. “Faccio un passo indietro a testa alta – ha dichiarato – nella consapevolezza della mia correttezza e del lavoro svolto al servizio delle istituzioni”. Un’affermazione che, oltre a chiudere la parentesi dell’esperienza esecutiva, ne apre immediatamente un’altra: quella della difesa personale e politica. “Continuerò a difendere le mie idee dal Gruppo di Fratelli d’Italia – ha precisato – e la mia onorabilità sociale e onestà personale, contro ogni eventuale forma di sciacallaggio, in tutte le sedi”.

Il completamento di una vicenda che aveva lasciato aperti interrogativi

Con la formalizzazione delle dimissioni, dunque, si chiude la fase più acuta della permanenza di Chiorino nella giunta Cirio, una vicenda che aveva assunto i contorni di un caso politico fin da quando i nomi dei titolari della “Bisteccheria d’Italia” erano emersi nei registri degli indagati e nei racconti delle cronache giudiziarie romane. Il fatto che la decisione sia arrivata a distanza di qualche giorno dal primo passo indietro aveva alimentato, come osservato da autorevoli commentatori istituzionali, una certa “singolarità” nella gestione della crisi. Oggi, con l’uscita di scena definitiva, la maggioranza regionale prova a ricompattarsi in vista delle prossime scadenze politiche e amministrative, mentre le indagini della procura di Roma proseguono il loro corso su binari che restano, per ora, separati da quelli del dibattito politico quotidiano.

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