Attentato a Mosca, ferito il vice capo dell'intelligence militare russa Alekseyev
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Redazione Esteri
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Un nuovo attentato, che ha per teatro la capitale russa, colpisce un vertice dell'apparato di sicurezza del Cremlino. Il tenente generale Vladimir Alekseyev, primo vice capo dell'intelligence militare – il Gru – è stato ferito a colpi d’arma da fuoco questa mattina, 6 febbraio, nella tromba delle scale del suo condominio, situato nella zona nord-occidentale di Mosca. L’aggressione, secondo quanto ricostruito dalle prime indagini, sarebbe stata compiuta alle sue spalle da un attentatore, di cui alcune fonti parlano come di una donna, che gli avrebbe esploso contro tre colpi. Il generale, figura di assoluto primo piano all'interno del complesso sistema dei servizi russi, è stato quindi ricoverato in condizioni gravissime, mentre le autorità avviano le indagini su un episodio che assume immediatamente forti connotati politici.
Un quadro strategico già segnato dalla violenza
L’episodio non rappresenta un fatto isolato nel panorama, già turbolento, degli ultimi anni, durante i quali diversi alti ufficiali russi, particolarmente esposti per il loro ruolo nella gestione operativa del conflitto in Ucraina, sono caduti vittime di aggressioni. Questo attacco, però, per il rango della personalità colpita e per il luogo in cui è stato perpetrato – il cuore stesso del potere moscovita – segna un salto di qualità evidente, sollevando interrogativi stringenti sulle effettive capacità di controllo e sulla stabilità interna. Alekseyev, del resto, non è un semplice burocrate: il suo curriculum, che lo vede al vertice della Direzione centrale di Intelligence del Ministero della Difesa dal 2011, lo lega a dossier scottanti e operazioni delicate, alcune delle quali hanno varcato i confini nazionali per diventare casi internazionali.
Il profilo dell’ufficiale e i legami con dossier sensibili
La sua influenza si è dispiegata, nel tempo, su fronti diversi e cruciali. Il generale è stato, ad esempio, una figura di collegamento riconosciuta con la compagnia paramilitare Wagner, quel gruppo che, sotto la guida di Evgenij Prigozhin, ha combattuto alcune delle battaglie più sanguinose in Ucraina prima di tentare, nel giugno del 2023, una marcia su Mosca terminata in un drammatico quanto misterioso epilogo. Oltre a questo, il suo nome è stato fatto più volte in relazione ad operazioni di intelligence all'estero, incluso il controverso dossier dell’avvelenamento dell’ex agente Sergei Skripal in Gran Bretagna. Proprio per questa sua centralità operativa, gli era stata affidata di recente un’altra mansione di estrema delicatezza: la partecipazione, in rappresentanza del Gru, ai negoziati di pace con l’Ucraina che si stanno tenendo ad Abu Dhabi, sotto la mediazione di altri attori internazionali.
Le immediate reazioni del Cremlino e lo scenario della guerra
La reazione ufficiale di Mosca non si è fatta attendere e ha seguito un copione ormai consolidato. Il Cremlino ha puntato immediatamente il dito contro Kiev, accusando le autorità ucraine di aver pianificato e ordinato l’attentato con il preciso obiettivo strategico di far saltare i fragili colloqui di pace in corso. Secondo questa lettura, l’eliminazione di un negoziatore chiave come Alekseyev servirebbe a bloccare qualsiasi possibile progresso diplomatico, alimentando ulteriormente la spirale del conflitto. Questa accusa, perentoria, arriva in un momento di stasi militare ma di grande frizione politica, mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, riconfermato alla Casa Bianca, introduce nuove variabili in uno scenario già estremamente complesso. L’attentato, al di là delle dichiarazioni di facciata, sembra dunque inserirsi in una guerra sotterranea fatta di ombre, dove i colpi si sferrano non solo al fronte ma anche nei palazzi, e le cui reali dinamiche, forse, non emergeranno mai completamente alla luce del sole.




