Ex Ilva, polemica su indennizzi Tamburi
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Redazione Interno
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Per l'anno 2024, oltre 1.900 soggetti hanno presentato richiesta di indennizzo ad Ilva S.p.A. in Amministrazione Straordinaria, un numero quasi quintuplicato rispetto all'anno precedente. Nonostante l'ingente numero di istanze pervenute, il ministero ha comunque emesso il Decreto di impegno e pagamento in data 4 dicembre 2024, con conseguente trasferimento alla Procedura dell'intero importo disponibile per l'annualità 2024, pari a 4 milioni di euro.
L'offerta giusta ancora non c'è e così dal Governo arrivano altri 250 milioni di euro per l'ex Ilva. Una decisione presa per evitare che a Taranto si fermi la produzione, mentre i commissari lavorano per valutare i profili dei gruppi che hanno presentato un'offerta per prendere possesso di tutti gli stabilimenti e dei rami d'azienda. Intanto, non si placano le polemiche dei sindacati, che chiedono chiarezza sul prelievo delle risorse dal patrimonio già destinato a finalità di ripristino ambientale.
Botta e risposta in aula a Montecitorio tra il deputato pugliese del Pd, l'onorevole Ubaldo Pagano, e il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. «A seguito dell'avvio della procedura di vendita dell'ex Ilva, i Commissari Straordinari stanno attualmente esaminando le dieci proposte di acquisto pervenute, ponendo particolare attenzione sugli aspetti occupazionali, sulla decarbonizzazione e sull'entità degli investimenti, al fine di assicurare uno sviluppo sostenibile degli impianti e la massima tutela dei lavoratori coinvolti» ha replicato Urso, all'interrogazione dell'onorevole Pagano in merito al Fondo per indennizzo dei danni agli immobili derivanti dall'esposizione prolungata all'inquinamento provocato dagli stabilimenti siderurgici di Taranto del Gruppo Ilva e all'erogazione dei relativi indennizzi.
Da febbraio a dicembre 2024, ADI ha dovuto ripristinare gli impianti lasciati dissestati dalla gestione ArcelorMittal e ha comunque fatturato, nel 2024, 1.200 milioni, nonostante il calo dei prezzi di vendita dell'acciaio nel corso dell'anno in misura pari al 25% e la notevole riduzione dei volumi produttivi a causa dello stato degli impianti. In ragione dell'attività svolta in questo periodo, per il 2025 si stima un aumento di produzione che conduce a circa 4 milioni di tonnellate di acciaio con un fatturato atteso di circa 3.




