Ape sociale 2026, ultimi giorni per la domanda: la scadenza del 31 marzo e i requisiti per chi vuole lasciare il lavoro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Manca poco più di una settimana al primo, decisivo appuntamento con l’Ape sociale per quest’anno. Il 31 marzo è il termine ultimo per presentare la domanda di riconoscimento delle condizioni di accesso all’anticipo pensionistico, una misura che, prorogata dalla legge di bilancio fino al 31 dicembre 2026 -1-7, rappresenta per molte categorie di lavoratori l’unica via d’uscita dal mercato del lavoro prima del raggiungimento dei requisiti ordinari per la pensione di vecchiaia o anticipata. Chi intende avvalersene, insomma, farebbe bene a muoversi senza indugi, considerando che il beneficio, finanziato con risorse pubbliche specifiche, è concesso entro limiti di spesa e che le richieste presentate nelle finestre successive potrebbero subire slittamenti o, addirittura, restare inevase.

L’istituto – che non costituisce una pensione vera e propria, bensì un sostegno economico temporaneo – è pensato per accompagnare fino alla pensione chi si trova in particolari situazioni di fragilità o ha svolto professioni particolarmente gravose. Nel dettaglio, possono presentare domanda i disoccupati che abbiano concluso la prestazione di disoccupazione (Naspi o altra indennità), i caregiver che assistono da almeno sei mesi un familiare convivente con handicap grave ai sensi della legge 104, gli invalidi civili con un grado di riduzione della capacità lavorativa non inferiore al 74 per cento, e gli addetti ai cosiddetti lavori gravosi, una categoria che comprende operai edili, infermieri, insegnanti di scuola dell’infanzia, autisti di mezzi pesanti e molti altri profili elencati dalla normativa. Per questi ultimi, la legge richiede un’anzianità contributiva più alta – 36 anni, ridotti a 32 per alcune specifiche attività – mentre per le prime tre categorie il requisito contributivo è fissato a 30 anni. L’età anagrafica, invece, è uniforme: occorre aver compiuto 63 anni e 5 mesi, un requisito che deve essere posseduto, insieme a quelli contributivi, entro il 31 dicembre 2026, data che segna la fine del periodo di sperimentazione della misura.

Per chi rientra in questi profili, la procedura è articolata in due passaggi fondamentali. Il primo – quello con scadenza ravvicinata – consiste nell’invio della domanda di verifica delle condizioni di accesso, che deve essere trasmessa all’Inps entro il 31 marzo, oppure entro la seconda finestra utile che si chiuderà il 15 luglio, o comunque non oltre il 30 novembre. Chi, al momento della verifica, risulti già in possesso di tutti i requisiti – età, contributi e appartenenza a una delle categorie protette – dovrebbe presentare contestualmente anche la domanda di Ape sociale per non perdere le mensilità arretrate. L’istanza, come ricorda l’Inps, può essere inoltrata esclusivamente per via telematica: attraverso il portale dell’Istituto accedendo con Spid, Cie o Cns, oppure tramite i patronati o il contact center al numero verde.

Lo stesso termine del 31 marzo, sebbene sia quello più immediato per l’Ape sociale, non è l’unico appuntamento di rilievo per chi cerca soluzioni di uscita anticipata dal lavoro. Entro quella data, infatti, va presentata anche la domanda di riconoscimento dei requisiti per accedere alla pensione per i lavoratori precoci, una misura riservata a chi può far valere almeno dodici mesi di contribuzione effettiva prima del diciannovesimo anno di età e che maturi 41 anni di contributi entro il 31 dicembre 2026. Anche in questo caso, la richiesta va inoltrata online all’Inps e la decorrenza del trattamento – salvo specifiche finestre per alcune casse professionali – è fissata dopo un periodo di attesa che varia a seconda dell’anno di maturazione dei requisiti. Per chi perfeziona i 41 anni nel corso del 2026, l’attesa è di cinque mesi.

La cifra che spetta ai beneficiari dell’Ape sociale, va ricordato, non è una pensione piena ma un’indennità mensile parametrata all’importo della futura pensione, con un tetto massimo di 1.500 euro lordi al mese, erogata per dodici mensilità all’anno e non soggetta a rivalutazione. L’indennità, che decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, è compatibile esclusivamente con redditi da lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5.000 euro lordi annui; lo svolgimento di altre attività lavorative, dipendenti o autonome, comporta la decadenza dal beneficio e il recupero delle somme indebitamente percepite. Chi, invece, rientra nella categoria dei precoci e accede alla pensione anticipata con 41 anni, non potrà cumulare alcun reddito da lavoro fino al raggiungimento dell’età pensionabile ordinaria.

Le scadenze da rispettare e la procedura per evitare ritardi

La finestra del 31 marzo è dunque il primo snodo cruciale per chi intende uscire dal lavoro nel corso dell’anno. I tre termini previsti – marzo, luglio e novembre – scandiscono i momenti in cui l’Inps procede alla verifica dei requisiti e alla conseguente assegnazione delle risorse, che come detto sono soggette a un limite di spesa. Chi presentasse la domanda nella terza finestra, quella che si chiude il 30 novembre, potrebbe vedersi accogliere la richiesta solo se dovessero residuare fondi sufficienti a coprire tutte le istanze. Per questa ragione, oltre che per evitare di perdere le mensilità, i patronati e lo stesso Inps consigliano di non rimandare. La procedura, ormai completamente digitalizzata, richiede l’accesso al sito dell’Istituto o l’intermediazione di un ente di patronato, che può assistere il lavoratore nella compilazione e nell’invio dell’istanza.

Ape sociale 2026, i requisiti anagrafici e contributivi nel dettaglio

Per essere precisi, i requisiti anagrafici e contributivi devono essere posseduti entro la fine dell’anno, ma la domanda di riconoscimento va presentata – e conclusa con esito positivo – in uno dei tre momenti previsti. Oltre ai 63 anni e 5 mesi, i lavoratori devono dimostrare di rientrare in una delle quattro categorie protette e di aver maturato l’anzianità contributiva richiesta, che per caregiver, disoccupati e invalidi è di 30 anni. Le donne che rientrano in queste categorie possono beneficiare di una riduzione del requisito contributivo di un anno per ogni figlio, fino a un massimo di due anni. Per i lavoratori gravosi, invece, l’anzianità contributiva è di 36 anni, con la particolarità che il lavoro faticoso o usurante deve essere stato svolto per almeno sette anni negli ultimi dieci o sei negli ultimi sette. L’allegato C alla legge di bilancio 2017 elenca nel dettaglio le professioni considerate gravose, includendo operai edili, vetrai, addetti alle catene di montaggio, personale infermieristico e molti altri.

L’ultimo anno di operatività per l’anticipo pensionistico

Il 2026, del resto, è un anno spartiacque. La legge di bilancio ha confermato l’Ape sociale solo per chi matura i requisiti entro il 31 dicembre, senza prevederne al momento una ulteriore proroga. Questo fa sì che, per molti lavoratori che rientrano nelle categorie protette, l’attuale finestra temporale rappresenti l’ultima occasione utile per accedere a un sostegno che, di fatto, consente di colmare il vuoto tra la fine dell’attività lavorativa e l’inizio della pensione. Chi già negli anni scorsi aveva perfezionato i requisiti senza però presentare la domanda – magari perché ancora in servizio o in attesa di decisioni – può ancora farlo, purché le condizioni permangano e si rispettino le scadenze del 2026. La finestra di marzo, in quest’ottica, non è solo una scadenza burocratica: è il primo, decisivo passaggio per chi ha deciso di lasciare il lavoro contando su un sostegno che, per quest’anno, c’è ancora.

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