L’urlo di Adam: duecento persone davanti all’ospedale di Rovigo per chiedere verità sulla morte del bimbo di due anni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un silenzio assordante, rotto solo dal pianto e dai cori a megafono, ha avvolto ieri mattina, 19 aprile, l’ingresso dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Rovigo. A sfidare quel muro di ghiaccio istituzionale sono state circa duecento persone, molte delle quali arrivate a bordo di due pullman (e altre con mezzi propri) da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, per gridare il nome di Adam Mohamed Abdelmoeti Ibrahim Seddik. Il bambino di due anni e mezzo, che martedì scorso era entrato in quella stessa struttura saltellando e ridendo per un intervento chirurgico al braccio, ne è uscito cadavere dopo un disperato trasporto d’urgenza verso l’ospedale di Padova. La manifestazione, organizzata dalla comunità egiziana a sostegno della famiglia residente a Fidenza, nel Parmense, ha assunto i contorni di una protesta pacifica ma carica di una rabbia inestinguibile: quella di chi non accetta di ricevere un foglio con l’orario dell’obitorio senza sapere perché il cuore del proprio figlio abbia smesso di battere.

Le urla del padre e il muro di gomma della direzione sanitaria

Tra i presenti, la figura del padre – Mohamed Seddik – ha rappresentato il dolore più crudo della giornata. Sopraffatto dall’emozione e dallo strazio nel rivedere il luogo dove tutto è precipitato, l’uomo ha accusato un malore al suo arrivo, sorretto poi dai parenti stretti mentre urlava frasi spezzate dalla disperazione, chiedendo giustizia per quel figlio che descrive come “un angelo” entrato in sala operatoria sereno. La famiglia, seguita dall’avvocato Stefano Zoia, lamenta non solo l’esito fatale dell’operazione, ma soprattutto l’atteggiamento tenuto dalla direzione ospedaliera: nonostante le tre ore di presidio sotto le finestre del nosocomio, nessun dirigente, rappresentante dell’Ulss 5 Polesana o voce ufficiale ha avuto il coraggio di varcare quella porta per confrontarsi con chi chiedeva spiegazioni. È proprio questo vuoto, questo rifiuto a dialogare, a trasformare il lutto in una richiesta di verità processuale, dato che la magistratura è stata già investita del caso.

La dinamica dell’intervento e l’attesa dell’autopsia a Padova

I fatti risalgono a martedì 14 aprile. Adam, che presentava una lesione del plesso brachiale destro sin dalla nascita (già operato in Egitto senza esito risolutivo all’età di sei mesi), era stato sottoposto a un secondo intervento a Rovigo, struttura consigliata ai genitori per la sua specializzazione in questo tipo di patologie. L’intervento, considerato di routine e volto a migliorare la mobilità dell’arto dopo una fisioterapia non più efficace, è però degenerato in un’ora. Un improvviso arresto cardiaco ha colto di sorpresa l’equipe medica: il piccolo, rianimato in sala operatoria, è stato caricato in ambulanza per essere trasferito d’urgenza a Padova, hub di riferimento per le emergenze pediatriche della regione. La corsa contro il tempo, durata circa tre quarti d’ora tra traffico e cantieri, si è rivelata vana: il cuoricino di Adam ha smesso di battere definitivamente poco dopo l’arrivo nel capoluogo patavino.

A fare chiarezza su quanto accaduto sarà l’esame autoptico, in programma per mercoledì (domani) all’ospedale di Padova. I consulenti nominati dalla Procura – che ha già aperto un fascicolo e sequestrato le cartelle cliniche –, dalla famiglia e dall’Ulss 5 parteciperanno all’esame, volto a cristallizzare gli elementi che possano valutare se la tragedia fosse evitabile e, soprattutto, se vi siano state negligenze. L’attenzione degli inquirenti, in attesa dei risultati, si concentra su più fronti: dalla gestione dell’anestesia (spesso al centro di collassi improvvisi in pazienti così piccoli) ai tempi e alle modalità del trasferimento, dato che la famiglia si chiede perché non sia stato utilizzato l’elisoccorso invece di un’ambulanza, in un tragitto lungo quasi un’ora.

L’intervento della Regione e la segnalazione come “evento sentinella”

Sulla vicenda non indaga solo la magistratura. La Regione Veneto, guidata dal presidente Alberto Stefani, ha richiesto una relazione dettagliata al direttore generale dell’Ulss 5 Polesana e, attraverso Azienda Zero, ha disposto una visita ispettiva per verificare eventuali criticità nella gestione del caso. Il governatore ha parlato chiaramente di necessità di fare “chiarezza sui fatti e sulle eventuali responsabilità”, assicurando che l’amministrazione regionale non si sottrarrà al proprio dovere di controllo. In parallelo, il decesso del piccolo Adam è stato segnalato al Ministero della Salute come “evento sentinella”. Questo meccanismo, nel gergo sanitario, scatta di fronte a incidenti gravi (morte o grave danno) che potrebbero indicare un rischio latente nel sistema di cura e che impongono un’analisi immediata per prevenire recidive. Per la famiglia, che attende il nullaosta per poter riportare la salma in Egitto e seppellire il bambino nella terra d’origine, la priorità resta una sola: sapere cosa sia accaduto in quella sala operatoria, dove un bimbo entrato sorridente non ha mai più riaperto gli occhi.

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