Jannik Sinner, il tennis che ipnotizza Torino tra vip e colpi di sonno

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Se gioca Jannik Sinner, all'Inalpi Arena di Torino il confine tra il rettangolo di gioco e gli spalti si fa sottile, quasi evanescente. Che si tratti di un match ufficiale, come quello vinto in due set contro un ostico Alexander Zverev, o di una semplice sessione di allenamento, è l'intero palazzetto a trasformarsi in un palcoscenico unico, dove l'azzurro compie i suoi esercizi atletici e il pubblico, dal canto suo, mette in scena la sua personale partita di creatività. Una sinergia, questa, che ha ormai assunto i contorni di un rito, atteso e celebrato con una dedizione che pochi altri atleti, in Italia, riescono a catalizzare. Lo dimostra il bagno di folla che ha accolto il suo ingresso in campo per il riscaldamento, un evento capace di distogliere l'attenzione persino dall'incontro di doppio in corso, trasformando un semplice momento preparatorio in uno spettacolo a sé stante, con centinaia di occhi puntati e telefoni alzati per catturare un'immagine del campione di casa.

Il pubblico non convenzionale e i suoi riti

La tribuna, d'altronde, quando in campo c'è Sinner, smette di essere un semplice contenitore di spettatori per diventare un organismo vivo e pulsante. È lì che si consumano i riti più disparati: dai cori, che elevano l'atleta a "San Sinner" o al "Sindaco di Torino", all'esibizione di cartelloni studiati per attirare la sua attenzione, fino a comparse inaspettate come quella di un costume da volpe, divenuto immediatamente virale. Una galleria di personaggi e situazioni che, se da un lato arricchisce la narrazione dell'evento, dall'altro sembra a volte distogliere l'attenzione dalla purezza del gesto tecnico, come se lo spettacolo collaterale rischiasse, in certi frangenti, di oscurare quello principale.

La tribuna che brilla e quella che si assopisce

Accanto alla folla variopinta e chiassosa, però, se ne osserva un'altra, più silenziosa e forse meno coinvolta. Quella dove, come documentato da alcune fotografie, qualcuno ha ceduto alla stanchezza, schiacciando un pisolino nonostante si stesse svolgendo uno scontro di altissimo livello tra il numero due e il numero tre del ranking mondiale. Una dicotomia curiosa, che dipinge un quadro sociale complesso e sfaccettato, lontano dall'immagine di un tifo sempre e comunque bulimico. A completare il mosaico della platea, non potevano mancare i volti noti del mondo dello sport, con una rappresentanza significativa della Juventus, a sancire un legame territoriale che va oltre le semplici appartenenze di settore.

Le parole sibilline del campione

Lo stesso Sinner, al termine di una prestazione che ha definito solida ma non eccelsa, ha lasciato trapelare, con un commento apparentemente casuale, una velata riflessione sull'andamento del match. Affermando, con un tono quasi sornione, di non aver "visto il livello di Lorenzo contro De Minaur", ha implicitamente sottolineato come il suo incontro non abbia toccato le vette spettacolari e tecniche a cui il pubblico torinese aveva già assistito. Una considerazione che, al di là del dato puramente sportivo, sembra suggerire una certa consapevolezza da parte del tennista riguardo alle diverse aspettative che gravano su di lui e alla differente risposta emotiva che i suoi match possono generare, persino tra quelle stesse persone che hanno avuto la fortuna di seguirlo da una poltrona in tribuna.

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