Roma, sequestro da 24 milioni per maxi frode fiscale con fatture false e crediti IVA inesistenti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un sistema articolato, ritenuto dalle autorità giudiziarie una vera e propria macchina da evasione, è stato bloccato dalle Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Roma su delega della Procura della Repubblica. L’attività investigativa, che ha visto gli uomini della Guardia di Finanza impegnati in complesse ricostruzioni patrimoniali e analisi contabili, ha portato all’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo emesso dal Tribunale di Roma, precisamente dalla Sezione del Giudice per le Indagini Preliminari. Il provvedimento, di notevole portata economica, colpisce beni e valori per un ammontare superiore ai 24 milioni di euro, considerati profitto di reato. Quest’ultimo, secondo quanto emerge dalle carte dell’inchiesta, proverrebbe da una combinazione di illeciti fiscali che hanno operato in un arco temporale definito.

Il meccanismo accusato di frode al fisco

La struttura accusata di aver generato questo ingente danno erariale si sarebbe basata, nelle ricostruzioni degli investigatori, sull’emissione e sull’utilizzo consapevole di fatture per operazioni commerciali del tutto inesistenti. A questa pratica, che di per sé costituisce un reato, si sarebbe abbinato un meccanismo ancor più sofisticato e dannoso per le casse dello Stato: l’indebita compensazione di crediti IVA fasulli. In sostanza, attraverso una rete di società – ben 21 persone giuridiche sono coinvolte nel provvedimento di sequestro – si sarebbero creati crediti tributari fittizi, poi utilizzati per compensare debiti veri verso l’Agenzia delle Entrate, un’operazione che, se confermata, avrebbe consentito di sottrarre illegalmente ingenti risorse. A completare il quadro dell’infedele dichiarazione, che ha reso il sistema opaco e difficilmente penetrabile in una prima fase.

Le figure al centro dell’inchiesta della procura

Tra i destinatari delle misure cautelari reali figura anche un personaggio noto al grande pubblico, elemento che ha contribuito a portare la vicenda alla ribalta della cronaca. Si tratta di un imprenditore romano, di 46 anni, la cui attività si è sviluppata nel settore della ristorazione e della comunicazione enogastronomica, arrivando a ricoprire anche il ruolo di critico e di volto televisivo. La sua notorietà, legata alle sue valutazioni sulle stelle Michelin, si intreccia ora con le accuse di essere stato il “dominus” occulto, l’organizzatore dietro le quinte, dell’intera architettura fraudolenta. Le indagini, concentratesi sul periodo tra il 2019 e il 2022, delineano un passaggio di beni e liquidità attraverso le varie società del gruppo, alcune delle quali sarebbero state utilizzate come mere scatole vuote per movimentare i flussi finanziari illeciti.

Lo sviluppo delle indagini finanziarie

L’operazione, il cui valore supera di gran lunga i normali casi di evasione, rappresenta l’epilogo, almeno per la fase delle misure cautelari patrimoniali, di un’attività di intelligence economico-finanziaria durata mesi. I militari hanno dovuto seguire il tortuoso percorso del denaro, smontando transazioni che apparivano formalmente legittime per individuarne la sostanza fraudolenta. Il sequestro preventivo, come è noto, non determina una condanna, ma serve a impedire che, nel corso del processo, il patrimonio ritenuto frutto del reato venga dissipato, assicurando così la possibilità di una futura confisca qualora le accuse fossero confermate in sede giudiziaria. La quantità di soggetti giuridici coinvolti, del resto, testimonia la complessità di un’inchiesta che ha dovuto districarsi in un labirinto di bilanci e movimenti contabili.

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