Riscaldamento e carburanti, l'incognita dei nuovi costi legati alla CO2

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le case italiane, i cui bilanci familiari già risentono delle fluttuazioni del mercato energetico, dovranno prepararsi ad assorbire un ulteriore aggravio, destinato a materializzarsi a partire dal 2028. L'origine di questa nuova pressione economica, la cui entità è attualmente oggetto di stime, risiede nell'imminente estensione del sistema europeo per lo scambio delle quote di emissione, noto come ETS2, che includerà i settori del trasporto stradale e del riscaldamento degli edifici. Un recente studio, condotto da BIP e commissionato da Assogasliquidi-Federchimica, delinea infatti uno scenario in cui l'introduzione del meccanismo potrebbe tradursi in un significativo rincaro per le utenze domestiche e per le imprese, con la spesa annuale per il riscaldamento destinata a crescere, secondo le proiezioni, fino a seicento euro.

Il funzionamento del nuovo "mercato del carbonio" per i consumi quotidiani

Il meccanismo, il cui avvio è stato peraltro rinviato di un anno rispetto al piano originario, non graverà direttamente sui singoli cittadini, i quali, tuttavia, ne subiranno gli effetti indiretti attraverso un aumento dei prezzi dei combustibili. L'onere, come previsto dalla normativa comunitaria, sarà infatti a carico dei fornitori, i quali saranno tenuti ad acquistare sul mercato delle aste un numero di quote di anidride carbonica corrispondente alle emissioni generate dai prodotti che immettono in commercio. È questo passaggio, fondamentale per comprendere la dinamica dei costi, che finirà per riflettersi sui listini finali del gasolio per il riscaldamento, del metano e dei carburanti per autotrazione, inrando nel prezzo di vendita il cosiddetto "costo del carbonio".

Le stime economiche e l'impatto differenziato sui settori

Lo studio menzionato, analizzando diversi range possibili per il prezzo della tonnellata di CO₂, quantifica l'impatto complessivo sul sistema Paese in una forbice compresa tra i due e i quindici miliardi di euro per il solo comparto dei trasporti stradali entro il 2030, mentre per il riscaldamento residenziale le stime oscillano tra i settecento milioni e i cinque miliardi di euro nello stesso orizzonte temporale. Si tratta di cifre rilevanti, che dipendono in maniera cruciale dall'andamento futuro del mercato delle quote e che potrebbero, di conseguenza, variare sensibilmente, influenzando in modo differenziato le diverse fasce di popolazione e i vari settori produttivi. Alcuni di questi, d'altronde, sono già alle prese con costi energetici elevati, i quali rischiano di comprometterne la competitività su mercati sempre più agguerriti.

Il dibattito sull'utilizzo dei proventi e le possibili compensazioni

La discussione, in questa fase ancora preliminare all'entrata in vigore del sistema, verte non solo sulle cifre ma anche sulla destinazione dei proventi che gli Stati membri ricaveranno dalle aste delle quote. Assogasliquidi, tra gli altri, ha sottolineato la necessità di canalizzare tali risorse per sostenere la transizione energetica, ad esempio promuovendo la crescita dei biocarburanti, e per mitigare l'impatto sociale ed economico sui consumatori più vulnerabili e sulle imprese. Si delinea, in sostanza, un quadro complesso in cui la politica ambientale europea, finalizzata a ridurre le emissioni in settori sinora non coperti, si intreccia inevitabilmente con le dinamiche sociali ed economiche nazionali, chiamando a una gestione oculata della fase di transizione.

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