Riscaldamento e carburanti, la nuova "CO2" che pesa sulle bollette

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il sistema ETS2, un secondo mercato europeo delle quote di emissione di anidride carbonica distinto da quello storico, si prepara a incidere direttamente sui costi dell'energia per il riscaldamento domestico e per i trasporti, settori finora non toccati dal meccanismo cap-and-trade. Il funzionamento, come è noto, non impone agli utenti finali l'onere di acquistare i permessi; l'obbligo, al contrario, grava sui fornitori di combustibili fossili, i quali devono monitorare le emissioni legate ai prodotti commercializzati e riconsegnare un ammontare equivalente di quote, preventivamente acquistate nelle aste pubbliche. Tale passaggio, inevitabilmente, si traduce in un maggior costo di produzione che i distributori si troveranno a scaricare, in misura variabile, lungo tutta la filiera, con ripercussioni finali su imprese e nuclei familiari.

Uno studio quantifica l'impatto atteso per le tasche degli italiani

Una ricerca commissionata da Assogasliquidi-Federchimica a BIP, presentata a Roma in un incontro a Palazzo Giustiniani, prova a misurare la portata finanziaria di questa innovazione normativa. Sebbene l'entrata in vigore sia stata differita di dodici mesi, è prevista per il 2027 con effetti a partire dall'anno successivo; l'analisi stima che, entro il 2030, le imprese del settore del trasporto stradale potrebbero sostenere costi aggiuntivi compresi tra i 2 e i 15 miliardi di euro, mentre per il comparto residenziale la forchetta si colloca tra 0,7 e 5 miliardi. La notevole oscillazione delle cifre dipende essenzialmente dall'andamento futuro del prezzo della CO₂ sul mercato istituito dall'Unione, un fattore di incertezza che complica qualsiasi pianificazione di lungo periodo.

Fino a seicento euro in più all'anno per il riscaldamento domestico

Dai dati dello studio emerge, in termini concreti, che l'introduzione dell'ETS2 potrebbe comportare un significativo rincaro nella spesa annuale delle famiglie destinate al riscaldamento, con picchi stimati fino a seicento euro in più per ogni nucleo. Un aggravio che si andrebbe a sommare all'attuale contesto di prezzi energetici elevati, sollevando interrogativi sulle misure di accompagnamento e di sostegno al reddito che potrebbero rendersi necessarie. Il meccanismo, concepito per internalizzare i costi ambientali delle emissioni e spingere verso una transizione più rapida, rischia dunque di avere un impatto sociale non trascurabile, soprattutto su quelle fasce di popolazione già in condizione di vulnerabilità economica.

Il Gpl e le incertezze sul principio di neutralità tecnologica

In questo scenario, il Gpl si conferma un'alternativa gradita da molti consumatori, come sottolinea il presidente del Gruppo Gpl Autotrazione di Assogasliquidi-Federchimica, il quale osserva però come il comparto continui a essere penalizzato da persistenti ambiguità a livello comunitario. "Il documento della Commissione europea sulla revisione del regolamento sulle emissioni di CO₂", ha dichiarato, "non garantisce ancora il pieno rispetto del principio di neutralità tecnologica, riservando ai biocarburanti un ruolo marginale e, peraltro, solo a partire dal 2035". Una posizione che, di fatto, rallenta gli investimenti e frena lo sviluppo di soluzioni come il bioGpl, potenzialmente in grado di ridurre l'impronta carbonica del settore residenziale e dei trasporti senza richiedere radicali cambiamenti infrastrutturali.

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