Il Cagliari calcio cede un altro 29 per cento agli americani: la società rossoblù è ormai proiettata verso una proprietà a stelle e strisce

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’assetto societario del Cagliari calcio, club che milita nel campionato di Serie A, si tinge in maniera sempre più decisa di colori statunitensi, complice il perfezionamento di un’operazione finanziaria che ridisegna gli equilibri interni alla compagine azionaria. È di oggi, infatti, la comunicazione ufficiale diramata dalla stessa società sarda, con la quale si annuncia il completamento della cessione di un’ulteriore quota consistente del pacchetto azionario. A muoversi, ancora una volta, è stato il gruppo Fluorsid, storicamente riconducibile alla famiglia del presidente Tommaso Giulini e finora azionista di riferimento del club; tale soggetto, si legge nella nota, ha infatti trasferito un altro 29 per cento del capitale sociale nelle mani di quel gruppo di investitori americani che già in precedenza era entrato nella proprietà -1-4. La mossa, lungi dall’essere una sorpresa per chi segue le dinamiche della finanza applicata al pallone, porta la partecipazione complessiva della cordata guidata da Maurizio Fiori e Prashant Gupta a toccare la soglia del 49 per cento, una percentuale che configura una minoranza qualificata di tutto rispetto all’interno del consiglio di amministrazione -2-6.

Una minoranza qualificata che guarda al futuro

Il raggiungimento di questa consistente fetta di proprietà, frutto della somma tra il primo pacchetto acquisito mesi fa e questo ultimo incremento, non muta però gli attuali equilibri di comando operativo. La presidenza e la maggioranza assoluta delle quote restano saldamente nelle mani di Tommaso Giulini, il quale continua a guidare la nave rossoblù attraverso la propria holding, ma è evidente che l’ingerenza del socio americano diventa giorno dopo giorno più sostanziosa. La stessa nota ufficiale, nel confermare i dettagli dell’affare, tiene a sottolineare come l’intera operazione si innesti all’interno di un percorso di sviluppo strategico condiviso già da tempo, con la piena continuità gestionale a fare da cornice a un progetto che ambisce a essere lungimirante.

L’ingresso dei nuovi soci e i progetti infrastrutturali

Se da un lato la cessione rappresenta una normale operazione di mercato volta a capitalizzare la società, dall’altro essa viene esplicitamente giustificata dalla dirigenza con la volontà di sostenere due pilastri fondamentali per il futuro del club. Il riferimento, nelle pieghe del comunicato, è innanzitutto al progetto del nuovo stadio, infrastruttura cruciale per incrementare i ricavi e il valore complessivo della squadra, e parallelamente a un piano di rafforzamento che gli stessi vertici definiscono come strutturale, patrimoniale e organizzativo. L’apporto dei nuovi investitori, con le loro competenze e il loro network globale, viene quindi inquadrato come una leva per imprimere una accelerazione a questi processi, in un momento storico in cui il calcio italiano attrae sempre più capitali dall’estero e in particolare dagli Stati Uniti d’America, patria del presidente Trump.

I volti della cordata americana

A rappresentare questo fronte d’oltreoceano all’interno del club ci sono due figure ben precise, il cui ruolo era già stato delineato negli scorsi mesi. Da una parte Maurizio Fiori, imprenditore originario della Sardegna ma trapiantato da anni negli Stati Uniti, che proprio in virtù di questo legame con la terra e con i colori del Cagliari era stato nominato vicepresidente nel corso dell’ultimo consiglio di amministrazione; dall’altra Prashant Gupta, finanziere di origini indiane che siede nel Cda e che completa la rappresentanza del fondo americano Praxis. Quest’ultimo, che opera attraverso il veicolo Praxis Capital Management, aveva inizialmente rilevato una quota del 20 per cento, per poi salire progressivamente fino all’attuale 49, consolidando una posizione che, pur non essendo maggioritaria, consente di fatto ai soci statunitensi di esercitare un peso non indifferente nelle decisioni strategiche più rilevanti, quelle per cui lo statuto richiede appunto l’approvazione delle minoranze qualificate.

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