Il lungo rally di Wall Street: gli utili tech e l’intelligenza artificiale tengono a bada i rischi geopolitici

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La stagione delle trimestrali negli Stati Uniti si sta rivelando talmente solida da controbilanciare, almeno per il momento, le crescenti tensioni in Medio Oriente che continuano a tenere alta la pressione sui prezzi delle materie prime. S&P 500 e Nasdaq Composite, spinti da un settore tecnologico letteralmente impennatosi nella sessione di venerdì con un balzo del 2,7%, hanno così messo a segno la loro sesta settimana consecutiva di guadagni – un filotto, questo, che non si vedeva dall’ottobre del 2024. Un contesto, quello attuale, dove i future sugli indici rimangono in rialzo in attesa dei dati NFP (le famose “non-farm payrolls”) previsti per le 14:30, con l’US100 che si avvicina alla soglia psicologica dei 29.000 punti e l’US500 che guadagna lo 0,6%.

L’effetto domino dei semiconduttori e la compressione dei margini in alcuni comparti

A trascinare l’indice S&P 500 verso la soglia dei 7.450 punti è stata però, in particolare, la forza del comparto dei semiconduttori – una vera e propria “mappa di calore” che mostra una crescita diffusa ma non omogenea. Se da un lato intelligenza artificiale e cloud computing non accennano a rallentare, anzi accelerano mostrando utili in crescita sessione dopo sessione, dall’altro emergono crepe significative nel panorama azionario; basti guardare ai ribassi selettivi di APP (-6,66%), CRM (-3,25%) e WFC (-3,54%) per capire come il comparto software e quello finanziario stiano subendo vendite mirate, segno che il denaro si sta spostando in modo molto selettivo. Questa dicotomia è del resto la cifra di un rally che, per quanto deciso, appare sempre più guidato da pochi colossi in grado di mantenere margini di profitto elevati – arrivati al livello più alto degli ultimi 15 anni, toccando il 13,5%.

L’ampiezza del mercato si assottiglia mentre Big Tech dettano l’agenda

La domanda che molti investitori si pongono, osservando questo scenario di record, è se le cosiddette Big Tech possano continuare a sostenere Wall Street indefinitamente. La risposta, per ora, dipende essenzialmente da tre fattori: la capacità di generare utili trimestrali superiori alle attese, la persistenza dell’ottimismo legato all’intelligenza artificiale e, non ultima, l’abilità delle grandi ration statunitensi di preservare quei margini elevati che il mercato ha iniziato a dare per scontati. Ciò che emerge con chiarezza, analizzando i movimenti dell’ultimo periodo, è che il mercato premia gli “enablers” dell’IA – i produttori di chip e le infrastrutture – mentre penalizza chi, come le società di software tradizionale e i colossi finanziari, mostra debolezze nei fondamentali o nelle prospettive di crescita immediata.

Focus sui fondamentali: la crescita degli utili compensa i rischi esterni

Nonostante i venti di guerra che soffiano dal Medio Oriente e la conseguente volatilità dei prezzi energetici, la solidità della stagione delle trimestrali statunitense sta agendo da vero e proprio parafulmini per il sentiment degli investitori. Con l’S&P 500 in rialzo dell’8% nel corso del 2026 e il Nasdaq che vola con un +13%, spinto anche da un balzo dello 0,8% verso un nuovo massimo storico, sembra chiaro che il flusso dei profitti – diffuso a livello trasversale nell’indice – stia avendo la meglio sulle paure contingenti. La crescita diffusa di ricavi, unita a una redditività netta che non si vedeva da un quindicennio, sta quindi fornendo la benzina necessaria per alimentare il rally, anche mentre l’ampiezza del mercato si indebolisce e le vendite si concentrano su quei titoli meno esposti alla narrazione tecnologica.

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