Wall Street trema per la bolla AI, mentre Michael Burry scommette contro Nvidia e Palantir
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Redazione Economia
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I mercati finanziari statunitensi, dopo una lunga fase di euforia trainata dalle imprese tecnologiche, stanno mostrando i primi, evidenti segni di cedimento, spinti da un ritorno di fiamma della paura per le valutazioni eccessive nel settore dell'intelligenza artificiale. Un brusco dietrofront, che ha mandato in rosso gli indici di Wall Street e sta già contagiando, in un effetto domino, i mercati asiatici, interrompe quella che era parsa una corsa inarrestabile. A questa atmosfera di incertezza, che si alimenta anche del trentacinquesimo giorno di shutdown del governo americano – un record storico che mette a dura prova la liquidità del sistema – contribuisce in maniera decisiva la notizia degli posizionamenti di uno degli investitori più temuti e osservati.
Il ritorno del "cassandra" dei mercati
Michael Burry, il gestore dell'hedge fund Scion Asset Management reso celebre al grande pubblico per aver previsto e scommesso sulla crisi dei mutui subprime del 2008, è tornato a puntare decisamente contro il mercato. I documenti depositati presso la Sec, la Commissione per i titoli e le borse, rivelano infatti che Burry ha acquistato opzioni put, quindi strumenti finanziari che scommettono su un calo dei prezzi, su due dei nomi più simbolici dell'universo AI: Nvidia e Palantir. L'esposizione complessiva, calcolata ai prezzi correnti, supera il miliardo di dollari, di cui una parte consistente, circa novecento milioni, è indirizzata specificamente contro Palantir. Una mossa che, considerando il suo storico, non può essere ignorata e che getta un'ombra lunga sulla solidità percepita del rally tecnologico.
Le reazioni immediate e il tonfo di Palantir
L'annuncio delle sue posizioni short ha avuto un impatto immediato e tangibile, scuotendo la fiducia degli investitori e innescando una vendite pressante. Palantir Technologies, l'azienda specializzata nell'analisi dei dati per clienti governativi e militari, ha registrato un crollo significativo, perdendo oltre l'otto percento nel premercato nonostante avesse comunicato previsioni di fatturato per il quarto trimestre superiori alle attese degli analisti. Questo tonfo, che assume un sapore particolare se paragonato all'impennata del quattrocento percento che il titolo aveva fatto registrare nell'ultimo anno, viene interpretato come il segnale di una fragilità di fondo, di un divario pericoloso tra i fondamentali delle aziende e le loro valutazioni di borsa.
La paura di una correzione violenta
Il timore che serpeggia tra gli operatori non è tanto legato alla performance dei singoli titoli, i quali pure stanno mostrando una elevata volatilità, quanto alla possibilità che si stia formando una bolla speculativa di proporzioni sistemiche, simile per dinamiche a quelle che hanno caratterizzato altre crisi finanziarie. L'idea che l'intelligenza artificiale, pur con le sue potenzialità rivoluzionarie, possa aver generato un'entusiasmo eccessivo e non più giustificabile, sta portando molti a chiedersi se non sia giunto il momento di una correzione. Le scommesse di Burry, in questo contesto, agiscono da potente catalizzatore, alimentando il dubbio e spingendo alla cautela in un settore che, fino a pochi giorni fa, sembrava immune da qualsiasi pessimismo.




