Sarkozy, la Cassazione francese respinge il ricorso sul caso Bygmalion

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Corte di Cassazione francese ha respinto, come atteso, il ricorso presentato dall’ex presidente Nicolas Sarkozy, confermando in via definitiva la condanna a un anno di detenzione, di cui sei mesi da scontare senza la sospensione condizionale, per il finanziamento illecito della sua campagna presidenziale del 2012. La decisione, emessa in piena conformità con le raccomandazioni formulate dall’avvocato generale già nell’udienza dello scorso ottobre, pone così la parola fine a un lungo capitolo giudiziario, noto alla cronaca come “affare Bygmalion”, che ha visto l’establishment politico francese confrontarsi con le opache dinamiche dei fondi elettorali. Con questa sentenza, i giudici di legittimità hanno ribadito, senza possibilità di ulteriore appello, l’esistenza di un sistema di finanziamento al di fuori della legge, accertando le responsabilità penali di uno dei protagonisti assoluti della scena politica nazionale.

Il meccanismo delle false fatture

All’origine della vicenda, che ha tenuto banco per anni nelle aule di tribunale, si colloca un meccanismo contabile fraudolento, orchestrato attraverso la società Bygmalion, il quale consentì di superare, mediante l’emissione di fatture fittizie, il tetto di spesa previsto dalla normativa elettorale. Quel sistema, che qualcuno ha definito “doppia contabilità”, permetteva di celare i veri costi sostenuti per i comizi e gli eventi pubblici, i quali, se fossero stati dichiarati nella loro interezza, avrebbero ampiamente superato il limite massimo consentito. Le somme, che venivano deviate attraverso questo ingranaggio, servivano a finanziare un’operazione di comunicazione particolarmente dispendiosa, la cui entità reale rimase a lungo nascosta all’autorità di vigilanza e, naturalmente, all’elettorato.

Una condanna che diventa definitiva

Ora che la Cassazione ha respinto l’ultimo tentativo di impugnazione, la condanna è divenuta irrevocabile, segnando per Sarkozy il secondo precedente penale definitivo dopo quello legato al cosiddetto caso Bismuth, che riguardava il tentativo di corruzione e traffico di influenze in relazione a informazioni coperte da segreto investigativo. Se ne vanno, in questo modo, le residue speranze di una rivalsa giudiziaria, lasciando spazio alla fase esecutiva della pena. La sentenza, che non ammette repliche, sancisce una volta per tutte la natura illecita di quel finanziamento, chiudendo un procedimento che ha messo a nudo le criticità di un sistema di finanziamento della politica sottoposto a forti pressioni.

Le prossime fasi per l’ex presidente

Stando a quanto previsto dall’ordinamento francese, l’ex presidente non dovrà tuttavia varcare immediatamente la soglia di un carcere. Sarà infatti un giudice di sorveglianza, in un momento successivo, a determinare le modalità concrete di esecuzione della pena, valutando la possibilità di misure alternative alla detenzione in carcere, come ad esempio l’assegnazione al domicilio con il braccialetto elettronico. La definizione di questi aspetti pratici, che spetta alla magistratura di esecuzione, rappresenta l’ultimo step di un iter che ha ormai accertato, in maniera inappellabile, le sue responsabilità in un affare che ha segnato profondamente la sua carriera politica e il dibattito pubblico sull’etica delle istituzioni.

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