“Cuori 4”, la speranza di un seguito dopo il finale di stagione

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’ultima battuta è andata in scena, i titoli di coda della terza stagione sono scorsi su Rai1 davanti a poco più di tre milioni di spettatori, un dato che certifica il legame solido con il pubblico, e ora la domanda che circola, tra i fan della serie e non solo, è una soltanto: se ne faranno un’altra? La macchina produttiva di “Cuori”, la fiction ambientata nel reparto di cardiochirurgia delle Molinette di Torino, si è rimessa in moto più volte, partita come esperimento narrativo limitato e poi cresciuta fino a diventare un appuntamento fisso per gli affezionati del medical drama in costume, e l’ipotesi di un quarto capitolo, al momento, resta sospesa in un limbo fatto di dichiarazioni prudenti e di entusiasmo popolare. A gettare qualche flebile luce sulla questione è stata Simona Coppini, headwriter della serie, la quale, nel rilasciare alcune interviste all'indomani della messa in onda dell’ultimo episodio, ha ragionato ad alta voce sul destino di Alberto e Delia, i due cardiologi interpretati da Matteo Martari e Pilar Fogliati, il cui arco narrativo, per quanto apparentemente concluso, potrebbe in realtà prestarsi a nuove incursioni sceneggiate. La sceneggiatrice ha infatti spiegato, con quella cautela che contraddistingue chi conosce i tempi lunghi e le incognite della televisione, che per personaggi ormai così radicati nell’immaginario del pubblico – e diventati, nelle sue parole, quasi reali – una storia si trova sempre, considerando anche il microcosmo ospedaliero in cui si muovono, un ambiente che per sua natura pullula di vicende potenzialmente esplorabili -1.

L’assenza di conferme e lo scenario produttivo

Nonostante la buona volontà degli autori e la mobilitazione social di chi invoca a gran voce nuovi episodi, va detto che al momento non esiste alcuna comunicazione ufficiale da parte della Rai in merito a un rinnovo. La stessa Coppini, pur mostrandosi apertamente possibilista, ha tenuto a precisare che la terza stagione venne scritta con l’idea di fornire una chiusura, pur mantenendo, come è accaduto, degli spiragli attraverso cui sarebbe eventualmente possibile riaprire il racconto -1. Il set principale allestito a Torino, tra l’altro, risulta essere stato smantellato, un dettaglio non secondario che lascia intendere come, al momento, non ci siano piani immediati per una ripresa delle riprese; il regista Riccardo Donna, dal canto suo, aveva già dichiarato in passato che “la speranza è l’ultima a morire” -4. Il futuro della serie, dunque, dipende da un insieme di fattori che vanno oltre la semplice volontà del cast e della sceneggiatura: valutazioni di budget, disponibilità degli attori – molti dei quali, nel frattempo, potrebbero essere impegnati su altri progetti – e, naturalmente, le scelte strategiche della dirigenza di viale Mazzini, che deve ponderare il rinnovo di una produzione in base agli ascolti e alla sua idoneità a inserirsi nel palinsesto futuro.

L’evoluzione narrativa e il responso del pubblico

La terza stagione, va ricordato, aveva compiuto un deciso salto in avanti temporale portando le vicende nel 1974, un’epoca di cambiamenti sociali e innovazioni mediche, e aveva introdotto personaggi nuovi, come il sensitivo Gregorio Fois interpretato da Giulio Scarpati, che hanno contribuito a rinfrescare la formula senza snaturarla -2. L’operazione ha pagato in termini di share, con il finale che ha superato il 17 per cento e si è aggiudicato la vittoria nella serata contro la concorrenza di Canale 5, dimostrando che la miscela di dramma sentimentale, ricostruzione d’epoca e dilemmi etici legati alla professione medica continua a funzionare. Tra gli spettatori, però, non sono mancate le reazioni contrastanti, in particolare per alcune scelte di trama piuttosto drastiche, come la morte di Luisa o il controverso segreto di Alberto Ferraris riguardo alla lista dei trapianti, elementi che hanno acceso dibattiti sui social e tenuto viva l’attenzione intorno alla serie -1.

I tempi della macchina televisiva

Se è vero che il pubblico, sui social, ha già iniziato a mobilitarsi per chiedere il bis, è altrettanto vero che i tempi della televisione non coincidono mai con quelli della fruizione immediata. Anche qualora la Rai decidesse di dare il via libera a “Cuori 4”, bisognerebbe mettere in conto i tempi tecnici della scrittura – con Coppini che ha sottolineato come le storie, per quanto potenzialmente infinite, vadano costruite con cura – e quelli della produzione, che richiedono mesi di lavorazione tra casting, riprese e post-produzione. La sensazione, al netto delle smentite e delle dichiarazioni di circostanza, è che la porta per un ritorno in corsia alle Molinette non sia stata chiusa a chiave, ma piuttosto accostata, in attesa di capire se ci sarà la volontà di varcarla di nuovo.

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