La morte di Brandon Clarke, i Grizzlies perdono il loro 29enne: trovati oggetti e sostanze nella casa di Los Angeles, si indaga per overdose

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il mondo del basket professionistico americano, la Nba, si è risvegliato sotto una coltre di sconforto e domande a cui, per ora, solo un’autopsia può rispondere. Brandon Clarke, ala dei Memphis Grizzlies, è stato trovato senza vita all’età di 29 anni nella sua abitazione di Los Angeles. A darne l’annuncio, seppur senza specificare le cause del decesso avvenuto nel pomeriggio di lunedì, sono stati il club stesso e l’agenzia che lo rappresentava, Priority Sports, lasciando i tifosi e gli addetti ai lavori nell’attesa di un riscontro medico ufficiale che ancora tarda ad arrivare.

Pista giudiziaria e il ritrovamento di materiale nella residenza

Secondo le prime ricostruzioni pubblicate da Tmz, le autorità starebbero conducendo le indagini ipotizzando un possibile caso di overdose. I soccorsi, arrivati dopo una chiamata per emergenza medica gestita dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco di Los Angeles intorno alle 17:00, si sono trovati davanti una scena che lasciava pochi dubbi sulla natura dell’accaduto: all’interno dell’abitazione in cui Clarke si trovava, sarebbero infatti stati rinvenuti oggetti riconducibili all’uso di sostanze stupefacenti. Gli agenti hanno così avviato un’indagine, escludendo al momento atti dolosi o il coinvolgimento di terzi, in attesa che gli esami tossicologici chiariscano la composizione esatta di quanto rinvenuto nella stanza.

La carriera segnata da infortuni e l’arresto dello scorso aprile

Clarke, canadese di nascita, era entrato nella lega con ottime prospettive dopo essere stato scelto al draft del 2019; il suo impatto immediato lo portò a essere inserito nel quintetto dei debuttanti. Tuttavia, il suo percorso negli ultimi anni era stato pesantemente condizionato da una serie di problemi fisici che ne hanno ridotto la presenza in campo, limitandolo a sole due apparizioni nell’ultima stagione a causa di un infortunio al polpaccio. A sollevare ulteriori interrogativi sul suo stato di salute e sulle sue abitudini extra agonistiche, c’è anche un episodio avvenuto soltanto un mese fa, quando il giocatore era stato arrestato in Arkansas per eccesso di velocità e possesso di sostanze controllate.

Il cordoglio della franchigia e l’attesa dei referti

In una nota ufficiale diffusa nella giornata di martedì, i Memphis Grizzlies hanno espresso il proprio dolore per la “tragica perdita”, descrivendo l’ex stella universitaria di Gonzaga come un “compagno eccezionale” e, soprattutto, come una persona dal grande impatto umano. Il silenzio dei referti ufficiali dell’ufficio del medico legale, che per il momento ha etichettato la morte come “in attesa di accertamenti”, tiene però ancora sospesa la vicenda. Finché i test tossicologici non saranno completati, la causa del decesso resterà ufficialmente sconosciuta, anche se il ritrovamento di oggetti legati al consumo di droga all’interno della casa di San Fernando Valley continua a orientare le indagini verso la pista dell’overdose.

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