Inter e Milan, l'inchiesta ultras e il ruolo delle donne nelle curve
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Redazione Sport
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Il clamore mediatico attorno alle curve di Inter e Milan, in merito all'inchiesta ultras, continua a occupare le prime pagine dei giornali. Il Corriere della Sera ha recentemente fornito un aggiornamento sulla questione, spiegando la posizione del club nerazzurro. Milan e Inter, infatti, partono da un assunto incontrovertibile: "Non siamo indagati". Anzi, si sentono parte lesa, come ha affermato il procuratore capo di Milano, Marcello Viola, quando lunedì ha definito le società "soggetti danneggiati".
In un mondo violento e maschile, impregnato di testosterone e minacce, emerge un dettaglio singolare: la gestione degli introiti derivanti dal bagarinaggio illecito dei biglietti era affidata a due donne. Debora Turiello, nerazzurra, e Roberta Grassi, rossonera, erano le tesoriere delle curve di San Siro. Nonostante appartenessero a fazioni opposte, le due donne condividevano un ruolo cruciale e trasversale alla Nord e alla Sud.
Tra i retroscena più singolari dell'inchiesta, che ha portato a 19 arresti della Dda di Milano, spicca il caso di Fedez e Luca Lucci. Il rapper, intercettato mentre parlava con Lucci, il capoultrà del Milan, programma di andarlo a trovare a Scanzorosciate, nella Bergamasca, dove abita Lucci. Tuttavia, Fedez chiede di portare un amico, poiché non se la sente di guidare la sera. Questo episodio, insieme ad altri dettagli emersi, contribuisce a delineare un quadro complesso e articolato delle dinamiche interne alle curve di Inter e Milan.
L'inchiesta ha decapitato le curve dei due club, portando alla luce una rete intricata di relazioni e interessi economici. La gestione del denaro, elemento sacro per i capi ultras, era nelle mani di Debora e Roberta, che, nonostante le differenze di fede calcistica, collaboravano per gestire gli introiti illeciti.




