Trump al vertice Nato tra accuse agli alleati: «L’Europa non ha sostenuto gli Usa»
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Redazione Esteri
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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si prepara a partecipare al vertice della Nato in programma martedì e mercoledì ad Ankara in un clima di forte tensione con gli alleati europei, che accusa di non aver sostenuto Washington durante la guerra con l’Iran, definendoli talvolta terribili talvolta ridicoli. Il capo della Casa Bianca non ha mai nascosto che prenderà parte al summit «solo per rispetto» del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, verso cui nutre una certa stima già dal suo primo mandato.
L’attacco frontale alla vigilia del vertice
A pochi giorni dall’appuntamento di Ankara, Trump ha rinnovato le sue critiche sui social network, definendo «ridicolo» il rapporto che lega gli Stati Uniti ai partner europei all’interno dell’Alleanza. In un post su Truth Social, il presidente americano ha scritto che continuare a percorrere «un percorso unilaterale» per garantire la sicurezza del continente, in assenza di reciprocità da parte degli alleati, non è più accettabile.
A corredo del messaggio, ha pubblicato un’infografica che mette a confronto la spesa militare americana, pari a 999 miliardi di dollari nel periodo 2014-2025, con quella di Regno Unito (90,5 miliardi), Francia (66,5 miliardi), Italia (48,8 miliardi) e Polonia (44,3 miliardi), sottolineando come altri Paesi, inclusa la Germania, siano «molto al di sotto» di quella cifra.
Il peso delle spese militari e l’obiettivo del 5%
Il nodo del burden sharing, la ripartizione degli oneri all’interno dell’Alleanza, resta al centro dello scontro. Al vertice dello scorso anno all’Aia, i membri della Nato si erano impegnati a portare le spese per la difesa al 5% del Pil entro il prossimo decennio, ma Trump sostiene che i progressi siano ancora insufficienti.
Berlino ha provato a rispondere alle critiche per il tramite del cancelliere Friedrich Merz, che ha annunciato il raddoppio del bilancio militare tedesco nell’arco di quattro anni, definendolo «il più grande sforzo che abbiamo mai compiuto per rafforzare la nostra capacità di difesa».
Nonostante l’aumento complessivo degli investimenti da parte degli alleati europei, che secondo l’ambasciatore americano presso l’Alleanza Matthew Whitaker hanno già impegnato quasi 120 miliardi di dollari aggiuntivi, Washington considera alcuni Paesi in ritardo rispetto agli obiettivi concordati.
Un vertice all’insegna delle frizioni interne
Il clima che precede il summit è aggravato dalle divergenze emerse durante il recente conflitto con l’Iran. Secondo fonti diplomatiche riportate dalla stampa, Trump ha rivolto critiche particolarmente dure a Spagna, Italia, Germania, Francia e Regno Unito, rimproverando loro di non aver fornito un sostegno adeguato a Washington, sia per la riapertura dello Stretto di Hormuz sia per l’utilizzo di basi militari. La tensione si è riflessa anche sul piano operativo, con l’annuncio, a maggio, del ritiro di circa 5mila soldati americani dalle basi in Germania.
Intanto, secondo un retroscena rivelato dal Wall Street Journal, il segretario alla Difesa Pete Hegseth avrebbe voluto annunciare nuovi e significativi tagli alla presenza militare statunitense in Europa, ma il piano sarebbe stato stoppato dal segretario di Stato Marco Rubio, preoccupato dalle ripercussioni politiche di una mossa così drastica alla vigilia del vertice.
Il ruolo di Erdogan e i dossier aperti
Nel mezzo delle frizioni, Ankara si propone come ponte tra Washington e gli alleati europei, ma anche come possibile interlocutore per un futuro negoziato con Mosca. Trump, che ha più volte lodato Erdogan definendolo un leader di prim’ordine, ha sottolineato come la sua partecipazione al vertice sia dovuta esclusivamente al rispetto per il presidente turco.
La Turchia, intanto, punta a sfruttare l’appuntamento per rafforzare la propria posizione strategica, cercando di allargare il tavolo sulla sicurezza mediorientale con il Qatar, il Kuwait e gli Emirati Arabi Uniti. Sul tavolo di Ankara, oltre al nodo delle spese militari, resta centrale il sostegno all’Ucraina, con i Paesi europei e il Canada pronti a impegnarsi per un pacchetto di aiuti da 70 miliardi di euro per il biennio 2026-2027.




