Immigrazione clandestina a Bologna: rete e otto indagati
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Redazione Interno
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La Polizia di Stato ha smantellato a Bologna un sistema di immigrazione clandestina con otto indagati, tre dei quali in carcere, nell’ambito di un’indagine che ha portato alla luce un presunto meccanismo di favoreggiamento dell’ingresso illegale in Italia di cittadini stranieri. L’operazione, coordinata dalla Procura di Bologna e condotta dalla Squadra Mobile, riguarda una rete che avrebbe utilizzato documenti falsi e contratti di lavoro inesistenti per agevolare l’ingresso sul territorio nazionale. Il quadro investigativo ricostruito dagli inquirenti descrive una struttura articolata, in cui il rilascio di false attestazioni risultava centrale. Le misure cautelari eseguite rappresentano l’esito di un’inchiesta avviata nel 2025.
Le indagini e la nascita del caso
L’inchiesta sull’immigrazione clandestina a Bologna prende avvio nel 2025 dopo il racconto di una donna originaria dello Sri Lanka, che si era rivolta a un connazionale di 53 anni per un prestito di 2mila euro. L’accordo prevedeva un tasso di interesse pari al 60% annuo, ma la situazione è degenerata quando la donna non è riuscita più a sostenere i pagamenti e avrebbe subito minacce. Questo episodio iniziale ha permesso agli investigatori di approfondire i rapporti tra i soggetti coinvolti. Le attività della Polizia di Stato, coordinate dal pubblico ministero Tommaso Pierini della Procura di Bologna, hanno progressivamente allargato il campo d’indagine.
Documenti falsi e rete internazionale tra più Paesi
Nel corso degli accertamenti è emerso un sistema basato su false attestazioni di domicilio e impiego, utilizzate per favorire l’ingresso illegale in Italia di almeno una cinquantina di persone. I cittadini coinvolti provenivano principalmente dallo Sri Lanka, dal Bangladesh e dal Marocco, e secondo quanto ricostruito dagli investigatori la rete avrebbe operato attraverso la produzione di documenti contraffatti e contratti di lavoro fittizi. Una parte dell’attività sarebbe stata gestita da una base operativa individuata in un negozio di telefonia. Il meccanismo consentiva ai soggetti coinvolti di presentare richieste formalmente regolari per ottenere permessi di soggiorno.
Le misure cautelari e gli arresti a Bologna
L’operazione si è conclusa con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Bologna nei confronti di otto persone, tra cittadini cingalesi e italiani. Le misure comprendono tre arresti in carcere, tre arresti domiciliari e due misure interdittive nei confronti dei presunti procacciatori delle persone dirette verso l’Italia. L’azione della Squadra Mobile ha quindi portato allo smantellamento del gruppo ritenuto responsabile del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attraverso un sistema strutturato di falsificazioni documentali e pratiche illecite, emerso nel corso delle indagini coordinate dalla Procura.




