Il calcio italiano in lutto per la scomparsa di Gianpaolo Tosel, figura che ha legato il suo nome alla giustizia sportiva dopo una lunga e illustre carriera in magistratura.
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Redazione Sport
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Si è spento a Udine all'età di ottantacinque anni Gianpaolo Tosel, la cui eredità professionale abbraccia due mondi apparentemente distanti come la procura e il calcio di Serie A. L'uomo, che per quasi un decennio – dal 2007 alla fine del 2016 – ha ricoperto il ruolo di giudice sportivo per conto della Lega Nazionale Professionisti, era noto per un approccio rigoroso e innovativo, avendo fatto largo uso, in quegli anni, della prova televisiva per colpire quelle condotte violente o quelle espressioni blasfeme sfuggite all'occhio degli arbitri in campo. Alcune delle sue decisioni, del resto, ebbero una notevole risonanza mediatica, coinvolgendo calciatori di alto profilo come Mattia Destro o Zlatan Ibrahimović, e contribuendo a delineare quella che, a tutti gli effetti, era un'epoca di transizione per la giustizia sportiva.
Una carriera al servizio dello Stato prima che del pallone
Prima di entrare nell'immaginario collettivo degli appassionati per le squalifiche inflitte ai campioni, Tosel aveva costruito una solida reputazione nelle aule di tribunale, dove aveva servito lo Stato con quel senso delle istituzioni che molti, oggi, gli riconoscono. Magistrato di estrazione friulana, dopo essere stato sostituto procuratore, assunse l'incarico di procuratore capo di Udine nel 1989, guidando la procura cittadina per oltre un decennio, fino al 2000. In quel periodo, si trovò a coordinare e condurre inchieste di altissima delicatezza, che andavano ben oltre i confini regionali: tra i filoni più significativi del suo lavoro vi fu infatti l'indagine sul terrorismo delle Brigate Rosse, un capitolo buio e complesso della storia nazionale, affrontato con la determinazione e il rigore che furono il suo tratto distintivo.
Il passaggio alla giustizia sportiva
La passione per lo sport, che lo accompagnava da sempre, trovò uno sbocco concreto quando, terminata l'esperienza in procura, iniziò a collaborare con la Federazione Italiana Giuoco Calcio, dapprima presso l'ufficio inchieste e poi in quello disciplinare. Fu questa gavetta, svolta con la consueta serietà, a portarlo alla nomina a giudice sportivo della Serie A nel 2007, un incarico di grande visibilità e responsabilità che tenne con autorevolezza per dieci stagioni. La sua figura rappresentò un ponte tra due diversi concetti di giustizia, applicando alla materia sportiva quella severità e quel metodo analitico tipici del magistrato penale, il quale, non a caso, non esitava a scandagliare i filmati per estrapolare la verità dei fatti.
Le reazioni e il ricordo di una figura integerrima
La notizia della morte ha provocato un ampio cordoglio nel mondo del calcio e delle istituzioni locali. Il presidente della Lega Serie A, Ezio Maria Simonelli, ha espresso profondo dolore, definendo Tosel una persona di "grande rigore, equilibrio e competenza", che ha servito il calcio italiano "con serietà e senso delle istituzioni". Oltre agli elogi per il professionista, emergono i tratti di un uomo la cui dedizione al servizio pubblico, sia nelle aule giudiziarie che in quelle sportive, viene indicata come un patrimonio prezioso per la città di Udine e per il Paese. La sua scomparsa chiude un capitolo significativo, segnato da un'impronta indelebile lasciata in due campi dove l'etica e il rispetto delle regole sono fondamenti non negoziabili.




