Addio a Gianpaolo Tosel, il magistrato che dalla lotta al terrorismo arrivò al campo di calcio

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Si è spento all’età di 85 anni, nella sua Udine, Gianpaolo Tosel, una figura che ha attraversato con rigore e passione due mondi solo in apparenza distanti: la magistratura ordinaria e la giustizia sportiva. La sua scomparsa, avvenuta nella mattinata del 6 gennaio, chiude il capitolo di una carriera lunga e poliedrica, segnata dall’impegno nelle aule di tribunale e, in seguito, nei palazzi dello sport. Tosel, il cui nome è legato a pagine fondamentali della giustizia friulana e nazionale, ha saputo coniugare il dovere severo del pubblico ministero con la meticolosa valutazione del giudice sportivo, dimostrando come il medesimo senso dello Stato possa trovare applicazione in ambiti differenti.

Gli anni da procuratore capo e le inchieste nazionali

La sua vocazione per la legge, che lo ha portato a guidare la procura di Udine per un intero decennio, dal 1989 al 2000, si è espressa in modo particolare nella guida di indagini complesse e di alto profilo. In quegli anni, segnati da tensioni sociali e da fatti di cronaca nera che scuotevano il Paese, Tosel coordinò investigazioni di rilievo nazionale, tra le quali spiccano, inevitabilmente, quelle legate al fenomeno del terrorismo delle Brigate Rosse. A queste si aggiunsero altre inchieste delicate, come quella per il piano di sequestro, poi sventato, ai danni dell’imprenditore Snaidero, episodi che richiedevano non solo acume investigativo ma anche una profonda comprensione delle dinamiche criminali. Il suo operato, caratterizzato da un approccio metodico e da un altissimo senso delle istituzioni, ha contribuito a scrivere pagine importanti della lotta alla criminalità organizzata e politica, lasciando un’impronta duratura nell’amministrazione della giustizia in regione.

Il passaggio alla giustizia sportiva con la Figc e la Serie A

Conclusa l’esperienza in magistratura, Tosel riversò la sua consolidata competenza giuridica in un altro settore a cui era da sempre appassionato: il calcio. L’ingresso nel sistema della giustizia sportiva fu graduale e costruito su solide basi. Inizialmente collaborò con l’Ufficio inchieste della Federazione Italiana Giuoco Calcio, un ruolo che gli permise di familiarizzare con le specificità del diritto sportivo. Successivamente, entrò a far parte della Commissione disciplinare nazionale, affrontando le prime decisioni in materia di sanzioni e procedimenti. La sua preparazione e la riconosciuta imparzialità furono alla base della nomina, da parte della Lega Calcio, a giudice sportivo della Serie A, incarico che ricoprì stabilmente per un lungo periodo, dal 2007 al 2016. In quel ruolo, divenne una delle figure più note al grande pubblico, chiamato a valutare episodi di gioco e a emettere verdetti che spesso alimentavano il dibattito sui campi e oltre.

Un esempio di dedizione al servizio

La notizia della morte ha suscitato un profondo cordoglio nel mondo della giustizia e dello sport. Il presidente della Figc, Gabriele Gravina, ha espresso pubblicamente il proprio dolore, sottolineando come Tosel abbia servito lo Stato e le istituzioni sportive con uno spirito di dedizione esemplare. La città di Udine, che lo ha visto protagonista per anni nella veste di magistrato, riconosce in lui un servitore pubblico la cui integrità costituisce un patrimonio prezioso per l’intera collettività. La sua figura rimane così come quella di un uomo che, pur muovendosi tra codici e regolamenti differenti, ha sempre mantenuto un fermo ancoraggio ai principi di legalità e correttezza, tracciando un solco professionale che resta di riferimento per chiunque operi, in qualsiasi campo, con la responsabilità di giudicare.

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