José Antonio Kast è il nuovo presidente del Cile: giuramento a Valparaiso tra ospiti internazionali e proteste

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Con il solenne "sì, giuro" pronunciato nel salone d’onore del Parlamento a Valparaiso, città costiera che dista un paio d’ore dalla capitale Santiago, José Antonio Kast è ufficialmente diventato il 38° presidente della Repubblica del Cile. La cerimonia di insediamento, che si è tenuta mercoledì 11 marzo, ha sancito un netto cambiamento di rotta politica per il Paese sudamericano, consegnando le redini dell’esecutivo al leader della destra conservatrice. Kast ha ricevuto la fascia presidenziale, adorna dei colori della bandiera, e la medaglia di O’Higgins, che rappresenta il simbolo del potere esecutivo, direttamente dalla presidente del Senato Paulina Núñez. Costei aveva poc’anzi ricevuto le insegne dal capo di Stato uscente, Gabriel Boric, il quale, dopo aver concluso il suo mandato quadriennale, ha lasciato la Moneda per fare spazio a una nuova e opposta fase politica, la prima guidata da un esponente dell’ultradestra dai tempi della transizione democratica del 1990.

La platea che ha assistito al passaggio di consegne era composta da oltre milleduecento invitati, tra cui una nutrita rappresentanza di leader internazionali. Erano presenti, tra gli altri, il re di Spagna Felipe VI, il presidente argentino Javier Milei, e i colleghi di Ecuador Daniel Noboa, di Panama José Raúl Mulino, di Bolivia Rodrigo Paz, di Honduras Nasry Asfura e di Uruguay Yamandú Orsi, a testimonianza dell’interesse regionale per l’esordio del nuovo inquilino di La Moneda. Particolarmente significativa, anche per le implicazioni politiche, è stata la presenza dell’oppositrice venezuelana María Corina Machado, premio Nobel per la pace, giunta a Santiago per l’occasione e accolta da Kast, in quella che rappresenta la sua prima visita in America Latina dopo un periodo trascorso tra Stati Uniti ed Europa. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, invece, ha fatto mancare la sua presenza all’ultimo momento, delegando il suo cancelliere, mentre gli Stati Uniti, con alla presidenza Donald Trump, hanno inviato il sottosegretario di Stato Christopher Landau, il quale ha già avuto modo di incontrare bilateralmente il neo presidente.

Una transizione tra contestazioni e prime decisioni controverse

Mentre all’interno del Congresso Nazionale si consumava il rito repubblicano, all’esterno l’atmosfera era ben diversa e tesa. Un gruppo di manifestanti, radunatosi per esprimere il proprio dissenso verso il nuovo corso politico, ha dato vita a momenti di tensione con le forze dell’ordine. Nel corso della protesta, alcuni oppositori hanno bruciato bandiere di Stati Uniti e Israele, oltre a un’immagine del presidente Trump, figure queste che i dimostranti associano all’ideologia del neo eletto capo di Stato cileno. Non sono mancati, inoltre, striscioni e vessilli palestinesi, a sottolineare la frattura politica e culturale che l’insediamento di Kast ha contribuito a riaprire nel tessuto sociale del Paese.

L’ipotesi della grazia per i militari e la cooperazione con gli Usa

Nelle stesse ore dell’insediamento, e nelle interviste rilasciate a ridosso della cerimonia, Kast ha ribadito con chiarezza alcune delle linee guida del suo programma, confermando intenzioni che avevano già sollevato un acceso dibattito durante la campagna elettorale. In particolare, il presidente ha ribadito la sua volontà di concedere la grazia a poliziotti e militari attualmente condannati per la repressione messa in atto durante le proteste sociali del 2019, un’ondata di manifestazioni che il nuovo capo dello Stato inquadra come un fenomeno meramente criminale e non come espressione di istanze sociali. Kast, il quale ritiene che gli agenti siano vittime di una persecuzione giudiziaria, ha dichiarato che utilizzerà le sue prerogative presidenziali per esaminare singolarmente ogni fascicolo, aprendo di fatto alla possibilità di rivedere le sentenze che hanno portato alla condanna di esponenti delle forze dell’ordine per i fatti che, all’epoca, causarono una trentina di morti e centinaia di feriti gravi. Parallelamente a queste aperture in materia di giustizia, il governo Kast ha subito mosso passi concreti in politica estera, siglando con gli Stati Uniti una dichiarazione congiunta per la cooperazione nell'approvvigionamento di minerali critici ed elementi delle terre rare. L’intesa, raggiunta durante l’incontro con il sottosegretario Landau, mira ad avviare consultazioni per esplorare meccanismi di finanziamento, pubblici e privati, destinati a progetti di investimento in questo strategico settore, dove il Cile gioca un ruolo da protagonista mondiale essendo il primo produttore di rame e il secondo di litio.

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