Kast nuovo presidente del Cile, giuramento a Valparaíso tra assenze illustri e primi annunci shock

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Con un passaggio di consegne rapido, durato appena venti minuti nella sobria cornice del salone d’onore del Congresso nazionale a Valparaíso, José Antonio Kast ha ufficialmente messo fine all’era di Gabriel Boric, insediandosi come sessantesimo presidente della Repubblica del Cile. Il leader del Partito Repubblicano, avvocato sessantenne cattolico e padre di nove figli, ha ricevuto dalla presidente del Senato Paulina Núñez la fascia tricolore e la medaglia di O’Higgins, simboli del potere esecutivo che il suo predecessore gli aveva consegnato poco prima, sancendo un ribaltamento politico netto per il Paese andino. Davanti a una platea di ospiti internazionali comunque folta, nonostante qualche defezione eccellente rispetto alle attese iniziali, Kast ha giurato fedeltà alla Costituzione, dando ufficialmente inizio a quella che si annuncia come la presidenza più a destra dalla fine della dittatura di Augusto Pinochet.

Un’alleanza sudamericana per Trump, l’Italia c’è con Bernini

A testimoniare il nuovo corso politico, la cerimonia ha visto la partecipazione di una dozzina di capi di Stato e rappresentanti di governo, con una netta prevalenza del fronte conservatore internazionale. Accanto al re di Spagna Felipe VI, hanno presenziato il presidente argentino Javier Milei, l’ecuadoriano Daniel Noboa e il boliviano Rodrigo Paz, a suggellare un asse politico che guarda con interesse alla Casa Bianca di Donald Trump, il quale, con l’insediamento di Kast, può contare su due alleati strategici e fedelissimi come lo stesso Kast e Milei nel subcontinente. Significativa, in questo quadro, anche la presenza della leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado, recente premio Nobel per la pace, e del sottosegretario di Stato statunitense Christopher Landau. L’Italia ha voluto marcare il proprio legame privilegiato con il nuovo inquilino della Moneda attraverso la ministra Annamaria Bernini, la quale ha sottolineato come il rapporto tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e Kast abbia “radici antiche”, un’amicizia che lo stesso Kast aveva già cementato in passato con una visita a Roma ancor prima di entrare in carica. Tra le assenze più rumorose, invece, quelle delle leader progressiste, dalla messicana Claudia Sheinbaum al presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, il cui mancato arrivo a Valparaíso è stato attribuito a malumori per la possibile vicinanza con Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair, presente all’evento.

Governo di emergenza, barriere al confine e nostalgie del passato

Poche ore dopo il giuramento, Kast ha rotto gli indugi e, affacciandosi al balcone del Palazzo de La Moneda a Santiago, ha delineato le priorità del suo esecutivo davanti a migliaia di sostenitori. Il suo primo discorso alla nazione è stato un proclama di “governo di emergenza”, un’espressione che ha promesso non rimarrà uno slogan, per far fronte a quella che ha definito un’eredità pesante: “Ci hanno lasciato un Paese in condizioni peggiori di quanto potessimo immaginare”, ha dichiarato, parlando di finanze pubbliche fragili e di una avanzata del narcotraffico che alimenta un diffuso senso di insicurezza. La ricetta, annunciata con toni perentori, prevede tolleranza zero contro la corruzione e verifiche immediate nei ministeri, ma sono i primi atti formali a delineare la svolta impressa dal nuovo capo dello Stato. Già nella sera dell’11 marzo, Kast ha firmato sei decreti, tre dei quali mirati a blindare i confini: ha ordinato all’esercito, nelle persone del capo delle forze armate Pedro Varela, di costruire “barriere fisiche” al confine con la Bolivia per ostacolare il flusso di immigrazione irregolare, un fenomeno che, secondo dati ufficiali, riguarda attualmente oltre trecentotrentasettemila persone.

La composizione del nuovo governo, ventiquattro ministeri in tutto, rappresenta forse il segnale più inequivocabile del cambio di passo. Alla Difesa e alla Giustizia, Kast ha chiamato due avvocati che in passato hanno difeso il generale Augusto Pinochet, mentre il ministero della Donna è stato affidato a un’attivista apertamente antiabortista, scelte che hanno immediatamente sollevato la reazione indignata dell’opposizione. A completare il quadro, un dettaglio iconografico di forte impatto simbolico: nel ritratto ufficiale che campeggerà negli uffici pubblici, Kast sfoggia la fascia presidenziale con lo stemma nazionale al centro. Un simbolo, questo, che nessun presidente cileno aveva più osato indossare dal ritorno alla democrazia: l’ultimo a fregiarsene, prima di Kast, era stato proprio il dittatore Augusto Pinochet.

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