Cile, il ritorno del futuro. La destra di Kast vince puntando su sicurezza ed economia
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Redazione Esteri
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Le urne cilene, consultate il 14 dicembre, hanno consegnato un verdetto netto, che molti osservatori ritenevano ormai scontato ma che non per questo appare meno significativo nel suo impatto politico e simbolico. José Antonio Kast, il candidato ultraconservatore, ha infatti raccolto quasi il sessanta percento dei consensi, imponendosi con uno scarto consistente sulla rivale comunista Jeannette Jara. Quella che si è dispiegata, nelle settimane della campagna, è stata una competizione dai toni polarizzati, nella quale le istanze progressiste hanno faticato a trovare una sintesi convincente per un elettorato sempre più preoccupato dalla stabilità economica e dalla sicurezza dei propri quartieri.
L'eredità di un'epoca e il peso del presente
Il successo di Kast, il cui nome è stato spesso associato – per le sue dichiarazioni pubbliche – alla figura del generale Augusto Pinochet, riaccende i riflettori sulla complessa transizione democratica del paese andino, la quale, dopo la dittatura militare terminata nel 1990, non è riuscita a sanare del tutto alcune profonde lacerazioni sociali. Il suo programma, che alcuni definiscono senza mezzi termini come liberista, promette una riconversione radicale del modello economico, puntando a tagli fiscali e a una minore ingerenza dello stato, temi che evidentemente hanno trovato ascolto in una parte consistente della popolazione, stanziata tra le classi medie e il mondo imprenditoriale.
Le ragioni di un voto oltre l'ideologia
Analisti politici sottolineano come la vittoria non sia interpretabile, tuttavia, in una chiave esclusivamente nostalgica o ideologica. I temi che hanno realmente mosso l'elettorato, facendo pendere l'ago della bilancia verso la destra, sono di natura estremamente concreta: la gestione dei flussi migratori, soprattutto dai paesi confinanti, e l'inasprimento delle politiche di ordine pubblico hanno giocato un ruolo decisivo. Su questi fronti, le proposte dell'avversaria Jara, ancorate a una visione più garantista e internazionalista, sono parse a molti insufficienti, se non del tutto fuori fuoco rispetto alle percezioni di allarme diffuse tra i cittadini.
Uno scenario internazionale in movimento
L'esito cileno si inserisce, non a caso, in un quadro geopolitico più ampio che vede una ridefinizione degli equilibri, come dimostra la recente elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti. Questo parallelismo, sebbene le situazioni nazionali restino profondamente diverse, indica una certa tendenza dei votanti in diverse democrazie occidentali a premiare leadership forti e politiche di chiaro stampo sovranista, soprattutto in risposta a periodi di incertezza e trasformazione accelerata. Il Cile, insomma, sembra aver scelto una strada che guarda più al pragmatismo immediato che al superamento di un passato il cui peso, per molti, resta un fattore divisivo della vita nazionale.




