Cile, la svolta di Kast riorienta il mercato del litio tra Usa e Cina
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Redazione Esteri
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L'elezione di José Antonio Kast alla presidenza del Cile, conclusasi con un distacco di sedici punti sulla candidata progressista, segna una cesura netta nella scena politica del paese, la prima dalla fine della dittatura a vedere un esponente che non ha preso le distanze dal regime di Augusto Pinochet conquistare La Moneda. Questa vittoria, che giunge a sei anni dalle proteste dell'estallido social e dopo il fallimento del processo per dotare il paese di una nuova carta costituzionale, orienterà inevitabilmente la gestione delle immense risorse naturali cilene, a partire dal litio. Il minerale, essenziale per la transizione energetica globale data la sua domanda nel settore delle batterie, vede il Cile tra i principali produttori mondiali, in una classifica dominata da Australia e Cina.
Gli equilibri geopolitici delle materie prime
Proprio la Cina, che assorbe quasi due terzi delle esportazioni cilene del cosiddetto "oro bianco", oltre a essere un acquirente fondamentale per il rame, si trova ora a dover fare i conti con un'amministrazione dichiaratamente allineata con gli interessi strategici degli Stati Uniti. La filosofia di Kast, intrisa di neoliberismo e una retorica sulla sicurezza nazionale, promette infatti una revisione delle politiche estrattive, storicamente caratterizzate da un forte intervento statale attraverso la società pubblica Cochilco. L'intenzione, implicita nel programma del nuovo presidente, è di aprire maggiormente il settore agli investimenti privati, soprattutto stranieri, in un'ottica di competizione geopolitica dove il controllo della filiera dei minerali critici diventa cruciale.
La fine del ciclo progressista
L'ascesa di Kast rappresenta il capitolo finale di un rapido declino per la coalizione progressista che aveva portato Gabriel Boric alla presidenza nel 2022. La "luna di miele" per il giovane presidente, infatti, era terminata in pochi mesi, soffocata dalla bocciatura popolare della proposta di Costituzione e dalla mancanza di una maggioranza parlamentare solida. Quel percorso, nato dalle ceneri delle proteste di piazza che chiedevano maggiore giustizia sociale e che portarono anche a gravi episodi di cronaca nera – sui quali le inchieste giudiziarie proseguono – si è dunque esaurito, lasciando spazio a una visione diametralmente opposta. Una visione che interpreta la gestione delle risorse non più come un bene comune da tutelare, ma come una leva economica e strategica da manovrare in un mondo polarizzato.
Le incognite sul futuro modello estrattivo
La domanda centrale, ora, è quale spazio sarà concesso ai diversi attori globali. Se da un lato si preannuncia una maggiore apertura agli investimenti statunitensi, favorita anche dall'attuale amministrazione di Donald Trump, rimane da vedere come Pechino reagirà a un possibile ridimensionamento della sua influenza. Il Cile, del resto, deve bilanciare la necessità di attrarre capitali e tecnologia per aumentare la produzione – sfruttando i vasti giacimenti nel deserto di Atacama – con la complessa governance di una risorsa idrovora e ad alto impatto ambientale. La sfida per Kast sarà quindi tradurre l'orientamento ideologico in un modello operativo che, pur privilegiando i privati, garantisca stabilità agli investimenti e non inneschi attriti commerciali dirompenti, in un settore troppo vitale per essere soggetto a sperimentazioni estreme.




