Kast e l’ombra di Pinochet: cosa cambia per il Cile e l’America Latina

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il ritorno del pinochetismo a La Moneda, la sede della presidenza cilena, non è più un fantasma politico ma una realtà. Con un ampio margine nel ballottaggio, José Antonio Kast ha conquistato la guida del paese, segnando una svolta radicale dopo sei anni dallo scoppio delle proteste sociali del 2019. Il suo trionfo, ottenuto con il 58 per cento dei voti contro il 42 della sfidante comunista Jeanette Jara, rappresenta il più esplicito ritorno alle radici dell'era del generale Augusto Pinochet dalla restaurazione della democrazia. Una vittoria, la sua, che va oltre la semplice alternanza politica e che promette di riscrivere i rapporti di forza interni e l’asse geopolitico della nazione sudamericana.

Le ragioni di una vittoria annunciata

La disfatta della sinistra e il successo del conservatorismo nazionalista di Kast affondano le proprie radici in una combinazione di fattori strutturali e di contingenza. Da un lato, ha pesato il malcontento popolare verso le politiche permissive del governo uscente, soprattutto in materia di sicurezza e immigrazione, cavalli di battaglia della campagna del nuovo presidente. Dall'altro, ha giocato un ruolo decisivo la meccanica elettorale, con l'introduzione del voto obbligatorio che ha portato alle urne milioni di elettori tradizionalmente apatici. Questi ultimi, come spesso accade, hanno finito per premiare l'opzione più chiaramente antisistema e di protesta contro l'establishment, contribuendo in maniera significativa al risultato finale.

Un’agenda per il Cile: meno Stato e nuovi alleati

Il programma di Kast delinea una chiara rotta di riallineamento, sia per la politica interna che per quella estera. In patria, il presidente eletto punta a ridurre drasticamente la presenza dello Stato nell'economia e nella società, invertendo la tendenza degli ultimi anni. All'estero, il suo obiettivo dichiarato è quello di riportare il Cile saldamente nell'orbita degli Stati Uniti, in una fase storica in cui il presidente Trump è tornato alla Casa Bianca. Una scelta strategica che assume un peso particolare considerando il ruolo del Cile come uno dei maggiori produttori mondiali di quelle materie prime, come il litio e il rame, fondamentali per la transizione energetica e per l'industria della difesa.

Un paese-chiave al bivio della storia

L'elezione di Kast, pertanto, non può essere liquidata come una semplice operazione nostalgica. Essa segna piuttosto il ripristino conservatore di un ordine che era stato scosso dalle mobilitazioni di piazza, con l'intento di chiudere definitivamente il ciclo di instabilità apertosi nel 2019. Il compito del nuovo governo sarà quello di gestire le enormi aspettative di quella parte del paese che chiede più sicurezza e meno immigrazione, senza per questo innescare nuove tensioni sociali. Il Cile si trova dunque a un bivio, con la sua democrazia chiamata a fare i conti con un passato ingombrante mentre cerca di navigare in uno scenario globale sempre più complesso e competitivo.

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