Il Cile sceglie Kast, un ritorno al futuro che riapre le ferite di Pinochet

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una lunga e lacerante campagna elettorale, condotta all'insegna di toni duri e di una polarizzazione senza precedenti nell'era democratica, si è conclusa con un risultato che molti osservatori considerano storico e al tempo stesso perturbante. José Antonio Kast, politico di chiara matrice ultraconservatrice, è stato eletto presidente della Repubblica del Cile con un margine ampio, ottenendo circa il 58% delle preferenze e superando nettamente la candidata del blocco di centrosinistra, Jeannette Jara. Questo esito, che ribalta il verdetto delle urne di soli quattro anni fa, quando a trionfare fu il giovane progressista Gabriel Boric, segna una svolta radicale per il paese andino, spingendolo verso un orizzonte politico che molti ritenevano confinato al passato.

Il percorso che ha portato Kast alla Moneda, la sede presidenziale a Santiago, è costellato di proposte che hanno rievocato, secondo i suoi critici, l'eredità della dittatura militare. Nel suo programma, infatti, sono emerse linee chiare e controverse: dalla promessa di introdurre limitazioni sostanziali al diritto di sciopero alla volontà di rivedere, se non di smantellare, alcune conquiste sociali recenti, come la legislazione sul matrimonio egualitario e sull'interruzione volontaria di gravidanza. Si parla, tra l'altro, di una riforma pensionistica che aumenterebbe l'età per le donne e frenerebbe gli aumenti delle pensioni minime, di una drastica riduzione della spesa sociale e delle tutele ambientali, nonché di una revisione del sistema fiscale in senso fortemente favorevole ai ceti più abbienti e ai profitti di capitale.

Aspetto che ha sollevato particolare clamore, e che ha gettato un'ombra lunga sulla campagna, è stata la posizione riguardo al periodo della dittatura. Kast ha infatti incluso nel suo piano elettorale la possibilità di concedere indulti a coloro che, durante il regime di Augusto Pinochet, furono condannati per crimini di tortura, assassinio e sparizione forzata di persone. Una proposta, questa, che ha riacceso un dibattito mai realmente sopito nella società cilena, riportando in primo piano il fantasma di un'epoca buia e divisiva. La vittoria di Kast, che alcuni suoi sostenitori celebrano come una "riabilitazione" di quegli anni, rischia pertanto di compromettere i delicati processi di riconciliazione nazionale e di ricerca della verità giudiziaria, faticosamente portati avanti in decenni di democrazia.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.