Il Cile sceglie Kast, piazze in fiamme e la polizia reagisce con gli idranti
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Redazione Esteri
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La svolta elettorale, che ha portato al vertice del paese l’ultraconservatore José Antonio Kast con un netto 58 per cento dei consensi, ha immediatamente innescato la reazione di migliaia di persone scese nelle vie della capitale. La promessa del neoeletto presidente di “ripristinare la legge”, percepita da molti come una minaccia alle libertà civili faticosamente conquistate, ha fatto da detonatore per una protesta spontanea e rabbiosa. I manifestanti, radunatisi a Santiago poco dopo la proclamazione dei risultati, hanno dato voce a un malcontento profondo, mentre le forze dell’ordine, schierate in assetto antisommossa, sono intervenute in modo deciso per disperdere l’assembramento, facendo ricorso, tra l’altro, a potenti getti d’acqua.
Una vittoria che segna un solco profondo
Il ballottaggio, che vedeva contrapposti Kast alla candidata di sinistra Jeannette Jara, ha dunque tracciato una linea netta nell’orientamento politico del paese, rimarcando una frattura sociale che le urne non hanno sanato ma anzi esasperato. La stessa Jara, del resto, ha formalmente riconosciuto l’esito del voto attraverso un messaggio sulla piattaforma X, sottolineando come “la democrazia si è espressa in modo forte e chiaro” e riferendo di aver contattato il presidente eletto per augurargli buon lavoro. Un gesto di stile istituzionale, quello della candidata sconfitta, che non ha però placato gli animi di quanti vedono nell’ascesa di Kast, spesso paragonato per toni e programmi al presidente statunitense Donald Trump, un pericoloso ritorno al passato.
Le ore calde della protesta e l’intervento delle forze dell’ordine
Le immagini provenienti da Santiago, quelle stesse diffuse dalle agenzie internazionali, mostrano una serata tesa, dove la delusione e la preoccupazione si sono trasformate in azione diretta. La polizia, chiamata a gestire una folla che non accennava a sciogliersi, ha progressivamente inasprito le sue misure, fino all’impiego degli idranti, i cui getti hanno spazzato le strade principali nel tentativo di ristabilire un ordine che, nelle intenzioni del nuovo inquilino del palazzo della Moneda, deve essere il pilastro del suo mandato. Episodi del genere, benché non nuovi nella recente storia cilena, acquisiscono un significato particolare nel clima politico immediatamente successivo a un voto così polarizzante.
Il futuro immediato tra promesse di ordine e istanze sociali
L’agenda di Kast, che ha basato gran parte della sua campagna su temi legati alla sicurezza e alla lotta all’immigrazione irregolare, si scontra ora con la realtà di un paese diviso, dove una fetta consistente della popolazione guarda al futuro con apprensione. Le proteste di piazza, seppur contenute nel giro di poche ore, rappresentano un segnale chiaro di quanto sia alto il rischio di tensione sociale. La sfida per le autorità, in questo delicato passaggio di poteri, sarà quindi duplice: da un lato garantire la piena attuazione del programma votato dalla maggioranza, dall’altro mantenere un dialogo con le istanze che quella stessa maggioranza non rappresenta, per evitare che la frattura si trasformi in una crisi di governabilità.




